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Trieste ha già la mentalità giusta, Milano si impone solo nel finale

(photo credit: pagina Facebook ufficiale Pallacanestro Trieste)

Articolo tratto da tsportinthecity.it

Cronaca — Pallacanestro Trieste

Una sconfitta che profuma di vittoria

Al Forum di Assago, nel momento più imprevedibile, va in scena la partita più equilibrata fra Trieste e Milano fra quelle giocate in Lombardia negli ultimi cinque anni.

Serie A — 1ª giornata Armani Olimpia Milano 83 – 79 Pallacanestro Trieste 27 Settembre 2026
Il tabellino

Milano-Trieste 83-79, il film del match

Tabellino

Armani Olimpia Milano 83

Burnell 20, Cole 11, Wright 16, Diop 5, Tonut 0, Bolmaro 11, Thompson 9, Ricci 2, Flaccadori 2, Hall 7, Guduric n.e., Akele n.e. Coach: G. Poeta.

Pallacanestro Trieste 79

Ross 17, Cossutta n.e., Canka 2, Deangeli 8, Galloway 14, Ruzzier 8, Marucci n.e., Candussi 13, Paiano 0, Bregant n.e., Jones 10, McDermott 7. Coach: F. Taccetti.

Parziali17-19, 21-22, 19-23, 26-15
Progressivi17-19, 38-41, 57-64, 83-79
ArbitriA. Bongiorni, C. Borgo, D. Valleriani

Uscire con qualche recriminazione dal Forum di Assago, dopo aver accarezzato a lungo ed infine sfiorato un’impresa clamorosa è, ammettiamolo, quanto di più sorprendente l’ambiente della pallacanestro triestina, in ogni sua componente, potesse aspettarsi.

La vigilia

Un piano partita preparato sotto traccia

Eppure, evidentemente, mentre tifosi ed addetti ai lavori degnavano di sguardi a dir poco scettici un calendario beffardo, che imponeva la trasferta più difficile contro i campioni d’Italia quarantotto ore dopo aver completato il roster (peraltro, senza riuscire a schierare il lungo titolare per questioni di tempo), mentre l’intero scibile degli osservatori nazionali chiudeva con saccente arroganza ogni pronostico riguardo all’esordio troppo facile dell’Olimpia contro la derelitta Trieste, il coaching team guidato da Francesco Taccetti rimaneva silenziosamente sotto traccia a preparare seriamente la partita pensando con sfrontata determinazione di poterla veramente portare a casa, individuando eventuali punti deboli degli avversari, cercando il modo di mascherare le falle create dall’assenza di Brajković sotto canestro contro Wright e Diop (e dunque ovviare alla prevedibile emorragia di possessi derivante dall’impari lotta a rimbalzo), sfruttando a fondo le capacità di adattamento in più ruoli di Galloway, McDermott e Deangeli, cercando di mettere a frutto le pochissime ore a disposizione del rookie Lajae Jones per metabolizzare il fuso orario, imparare i nomi dei compagni e gettarsi anima e cuore sul palcoscenico più prestigioso della Serie A con personalità e self confidence da veterano.

La mentalità

Difesa, disciplina e condivisione delle responsabilità

Ma l’aspetto tecnico passa in secondo piano rispetto all’inedito atteggiamento arrembante della squadra in ogni sua componente: difesa ai limiti delle possibilità umane, cambi difensivi puntuali e ben eseguiti, scelte in attacco ben costruite con pochissime forzature, arrivate sempre quando le azioni superavano i 12 secondi. Trieste, come previsto, dà il suo meglio in contropiede ed in transizione, cerca sempre di andare a concludere a difesa avversaria non ancora perfettamente schierata, perché sa che quando Milano riesce a chiudersi già a metà campo, è capace di elevare a dismisura la pressione e non permette di ragionare, imponendo conclusioni a bassissima percentuale. Il piano partita viene eseguito dai biancorossi con grandissima diligenza, il focus è altissimo, prova ne sia il ridottissimo numero di palle perse: 9 in 40 minuti, quasi tante quante nella passata stagione Trieste ne perdeva mediamente in un quarto.

La mentalità tanto agognata, quella che dovrà portare ad una salvezza tranquilla, pare già sbocciata: posto che Trieste conduce per lunghissimi tratti nel punteggio, arrivano inevitabilmente un paio di spallate degli uomini di Poeta, che trovano qualche break importante che li porta anche sul +8. Nemmeno con l’inerzia nettamente in mano agli avversari, nemmeno sotto i colpi di Bolmaro e Burnell e lo strapotere incontrastato di Wright nel pitturato, si vedono braccia lungo i fianchi e teste basse, alle quali i tifosi triestini si erano mestamente assuefatti. Al contrario, le reazioni sono immediate, i controbreak consentono sempre di stemperare la fiducia degli avversari innervosendoli ed instillando nelle loro menti i fantasmi di una sconfitta che ad un certo punto pareva più che una remota ipotesi.

Share the ball, share the game. Michael Arcieri, General Manager Pallacanestro Trieste — il leit motiv del gioco predicato fin dal suo primo anno in società

Ciò che piace maggiormente del gioco di questa nuova versione triestina è la condivisione delle responsabilità, tanto agognata dal GM fin dal suo primo anno triestino. Al quarto anno, forse, ci siamo arrivati: nessun preconcetto per nessun giocatore, nessuna prima donna, nessuna gerarchia predefinita. Chiunque scenda in campo è chiamato a svolgere il suo compito su entrambi i lati del campo, che si chiami Ross o Paiano, Jones o Deangeli, Galloway o Canka.

Francesco Taccetti ed il suo team, oltre ad aver preparato un piano partita per certi versi prevedibile (del resto le soluzioni a loro disposizione non è che abbondino: Jones e Deangeli ma talvolta anche McDermott da 4, Galloway da 3, in un paio di frangenti anche Jones da 5), gestiscono le rotazioni alla perfezione, facendo scendere in campo 9 giocatori ma gestendo con perfezione certosina i minutaggi sostanzialmente di sette titolari intercambiabili. Il coach individua situazione per situazione i quintetti più adatti, sfruttando alla grande la fortuna di veder gravati di falli, e dunque a lungo seduti, sia Wright che Diop, assenze che “riequilibrano”, se non altro dal punto di vista dell’occupazione del pitturato, i problemi sotto canestro. Anche la gestione dei ritmi è perfetta: i time out per interrompere i break avversari, o per recuperare focus dopo qualche episodio che definire discutibile è riduttivo, sono chiamati con tempismo da fare invidia a Brugnaro, anche nella gestione del finale le scelte sono tutte azzeccate e permettono di sfiorare un’impresa che sfuma proprio sotto il traguardo.

I singoli

Ross si prende la squadra, Candussi il più ispirato

Certo, se Lajae Jones si merita come battesimo in Europa, quando non ha ancora disfatto le valigie, il confronto diretto con un marpione (come di consueto in missione contro Trieste) come Jason Burnell, se Poeta può permettersi il lusso di piazzare sotto il ferro un totem proveniente da Kaunas con la mano morbida come Wright, se alla fine può affidarsi al talento sconfinato ma un po’ fine a sé stesso di Devon Hall e RJ Cole, se può ruotare dieci uomini in modo da arrivare agli ultimi due minuti con il quintetto base lucido ed atleticamente fresco, è probabile che in un modo o nell’altro la strenua resistenza triestina possa venir scalfita, mai abbattuta. Ma la sirena finale, che porta in dote due punti ai padroni di casa e l’ennesimo ritorno amaro a Trieste sulla A4, stavolta lascia le buonissime sensazioni che solitamente lascia solo una vittoria.

Parlare dei singoli in una partita che fa del collettivo il suo aspetto più positivo appare ovviamente riduttivo. Non si può, però, non constatare come Colbey Ross si sia finalmente preso la squadra in mano. È naturalmente prestissimo per dare giudizi, ma il piglio, la determinazione, anche la qualità con la quale l’ex MVP gioca e fa giocare (17 punti e 7 assist in 27 minuti) fanno forse comprendere come in questo gruppo — a differenza di quelli passati, ed in particolare quello della scorsa stagione — pare costruito su misura per le sue caratteristiche. Non appena Lajae Jones capirà dove è stato catapultato, entrando nei meccanismi della squadra anche dal punto di vista tecnico tattico oltre a quello mentale, ci sarà presumibilmente da divertirsi, perché Ross sembra l’uomo perfetto per innescarlo sulla corsa. Il nuovo arrivato da Golden State dimostra già personalità ed ottime capacità di ball handling, un paio di conclusioni arresto e tiro da tre in contropiede avrebbero potuto essere magari gestite diversamente, ma diamo tempo ad un ragazzo che potenzialmente può diventare la sorpresa del campionato.

Galloway stecca al tiro ma la sua partita si misura in altri mille particolari, piccole astuzie, i 6 rimbalzi e le 3 palle recuperate, ed una dedizione difensiva costante sugli esterni milanesi. Così come Sean McDermott, 32 minuti di grande sostanza soprattutto in difesa, percentuali non eccelse per un tiratore puro come lui, ma anche in questo caso i difensori non si chiameranno sempre Bolmaro e Burnell.

Ruzzier e Deangeli rispondono presente, il capitano anche con un buzzer beater su rimbalzo al volo al termine del primo tempo che restituisce l’esatta misura della crescita dell’acquisita grande consapevolezza nei propri mezzi. Michele è il solito metronomo, torna anche a guardare il canestro, tiene alla grande il campo anche da solo nei minuti in cui Ross è seduto a rifiatare o a preservarsi dai falli.

Un capitolo a parte la merita la prestazione di Francesco Candussi, MVP biancorosso nella prima metà di gara, intelligentissimo a sfruttare i frequenti mismatch che lo vedevano accoppiato in attacco agli esterni dell’Olimpia (4 falli subiti dal centro friulano, arrivati tutti quando decideva di andare nel cuore dell’area a sfruttare i centimetri in più rispetto a Hall e Thompson). Nella giornata più difficile, senza backup nel ruolo, potendo sfruttare solo il sacrificio di compagni che teoricamente non sarebbero nemmeno dei “quattro”, ma senza possedere centimetri e chilogrammi necessari, opposto a un cinque devastante come Wright, Candussi sfodera una prestazione di grande personalità ma anche di inedita reattività.

L’arbitraggio

Un metro permissivo, due errori da manuale

L’arbitraggio merita un approfondimento. Il metro adottato è stato equanime e generalmente permissivo, come preferibile che sia a questi livelli per non penalizzare lo spettacolo e la velocità del gioco. La fiscalità si è decisamente elevata verso il finale per evitare che la prevedibile corrida di una partita giocata punto a punto degenerasse, ed anche questo è avvenuto in modo piuttosto distribuito sui due lati del campo. Ma questo genere di partite, per forza di cose, si decidono sugli episodi e sui piccoli particolari, ed in questo caso il trio qualche errore clamoroso lo ha incontrovertibilmente commesso.

Tralasciando la soggettività del metro applicato nel giudicare il possibile (apparso peraltro nettissimo) fallo di Wright sul tiro da tre finale di Galloway che avrebbe trasformato in una potenziale azione da 4 punti la bomba della guardia triestina a 11 secondi dal termine riportando le squadre in parità, ed anche l’entità del contatto su Burnell costato la quinta infrazione di Ross, il fallo antisportivo “disruptive” da nuovo regolamento commesso da Ricci su Ross nel quarto finale, e l’analogo (sebbene meno evidente) fallo di RJ Cole su Ruzzier nell’azione finale con un possesso da recuperare per Trieste, puniti entrambi con sanzioni ordinarie, dovrebbero essere portati nei corsi di aggiornamento per gli arbitri come errori sui falli da manuale da punire con la sanzione più elevata. Non c’è nemmeno troppo da discutere: sia Ricci che Cole vanno a cercare l’uomo e non il pallone per interrompere il gioco, la loro è una infrazione di ostruzione e va punita con due tiri liberi più il possesso successivo agli avversari. Nessuno sa come sarebbe andata a finire con decisioni diverse ed ormai è tardi per lamentarsi o rimuginare troppo, ma è ora che anche la classe arbitrale si adegui alla crescita esponenziale di qualità di cui apparentemente gode questo campionato.

Il resto della giornata

Bene Treviso e Udine, notte fonda per le due romane

Nella prima giornata, partono fortissimo in casa Treviso e Udine ed in trasferta Napoli e Bologna, deludono Reggio Emilia (superata in casa da Trento), Varese (falcidiata dalle assenze) e le due romane, sconfitte nettamente al debutto assoluto in Serie A. Nessuna sorpresa a Venezia dove la Reyer supera Cantù ed a Tortona, dove però la squadra di casa deve soffrire più del previsto per superare una Verona mai doma.

verso la prima in casa

Martedì si ricomincia, per la prima volta al completo

Brajković (presente a Milano in borghese) sarà aggregato, e la squadra si presenterà con tutti i suoi effettivi in casa contro Venezia: un derby che, a questo punto, merita il pienone che si è sempre guadagnato al PalaTrieste.

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