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Difesa, carattere e feroce agonismo: Venezia vince ma Trieste c’è

Articolo tratto da Tsportinthecity.it
Reyer cinica in volata, ma Trieste è finalmente una squadra
Pallacanestro Trieste-Reyer Venezia 82-87

Reyer cinica in volata, ma Trieste è finalmente una squadra

Seconda finalista 2026 in una settimana affrontata alla occhi negli occhi, seconda occasione sfiorata: a decidere è la lunghezza del roster, non la qualità del gioco. Focus feroce, rimbalzi e palle perse sotto controllo: la squadra di Taccetti comincia a somigliare ad una squadra vera.

LBA 2026/27 PalaTrieste, 4 ottobre 2026 Foto: Alessandro Sutz
Il verdetto

Due finaliste affrontate alla pari, ancora nessun punto in classifica

Per assurdo, così fa ancora più male. Quello che doveva essere un inizio di campionato al massacro, che lo stesso coach aveva indicato come la vera pre season della sua squadra appena nata, si sta trasformando in una collezione di incompiute, di vittorie sfiorate che fruttano tanti complimenti e pacche sulle spalle, ma che però non portano punti in classifica. Trieste, con Venezia, completa la doppietta d’esordio contro le finaliste della passata stagione e finaliste della Supercoppa, presumibilmente due fra le tre più forti formazioni del campionato, giocando letteralmente alla pari, conducendo per lunghi tratti, mettendo paura all’Olimpia ed alla sconfinata Reyer, cedendo solo nelle battute finali, quando le avversarie possono permettersi di ruotare gli uomini migliori freschi, lucidi e riposati e Taccetti si ritrova il suo quintetto base (tranne Ross, uscito per falli) spremuto di testa e nelle gambe, che comprensibilmente sbaglia le azioni che più contano. Alla fine, la differenza sta tutta lì: nella lunghezza del roster più che nella qualità intrinseca e nel talento dei singoli, valori che specialmente in questa prima fase del campionato sono più parametri da Fantabasket che declinazioni reali sul parquet.

Alla fine, la differenza sta tutta lì: nella lunghezza del roster più che nella qualità intrinseca e nel talento dei singoli.Pallacanestro Trieste-Reyer Venezia 82-87

Se contro Milano ci poteva essere per i Campioni d’Italia il beneficio del dubbio della stanchezza accumulata nella finale di Supercoppa e nella trasferta a Belgrado, impegni che di per sé assorbono energie mentali in gran quantità, sommata ad una certa sufficienza nell’affrontare quella che troppi solerti ed espertissimi produttori di power ranking avevano presentato come una vittima sacrificale, contro la Venezia di coach Spahija questo non sarebbe potuto succedere in nessun caso: il coach croato conosce Trieste, sa cosa significhi giocare al PalaTrieste, ha enorme rispetto di ogni avversaria -non solo a parole- e prepara le partite in modo certosino, tecnicamente e psicologicamente. Pertanto, per gli uomini di Taccetti essere arrivati a giocare gli ultimi possessi per poterla vincere ha forse ancora più valore della partita d’esordio al Forum in prospettiva futura, prima di tutto perché vengono confermate tutte le buone sensazioni vissute una settimana fa. In effetti, questa squadra ha ancora enormi margini di crescita soprattutto in attacco (Galloway ancora non pervenuto, Brajkovic da inserire e Jones solista probabilmente al 25% dell’integrazione nei giochi), e le avversarie cominceranno ad essere più allineate alle sue possibilità.

La cornice

4 ottobre, Io sono ancora qua, eh già

Ma andiamo con ordine: intanto, alzare la palla a 2 al PalaTrieste il 4 di ottobre 2026 non era affatto scontato, prima di tutto per il rischio corso a giugno, e poi per il “quasi” trasloco al PalaBigot a luglio ed agosto. Esserci è di per sé stesso una vittoria, che la coreografia iniziale della curva celebra esattamente come merita: le note di “E già” di Vasco ad accompagnare il solito tripudio di bandiere biancorosse fanno scendere più di qualche lacrima liberatoria. Il coro “Io sono ancora qua” è al tempo stesso una constatazione ed un messaggio a chi ha preferito rincorrere altrove le proprie illusioni di grandezza: destinatario che probabilmente non sarà particolarmente turbato dalla cartolina biancorossa inviatagli dalla curva (probabilmente lo è di più dallo 0-2 iniziale della sua Maxima), rimane comunque una fra le coreografie più ricche di significato degli ultimi 20 anni. Neanche si fossero messi d’accordo, anche i tifosi della Reyer, notoriamente rivali, celebrano la sopravvivenza della squadra giuliana, ed il loro coach viene accolto da una standing ovation del pubblico triestino, che ha la memoria ben più lunga di quanto il mood estivo sui social possa aver lasciato credere. Luna di miele che comunque, come è giusto che sia, evapora al momento del salto iniziale fra Brajkovic e Tessitori.

Il focus

Brutta e cattiva: la squadra che non molla mai

E’ probabile che le statistiche, come sempre, spieghino i motivi della vittoria veneziana, maturata peraltro negli ultimi due minuti, con Ross seduto in panchina e figlia di due o tre episodi sfortunati (mal gestiti) in attacco da Trieste e dalle giocate perfette quando conta di Candi-Bowman-Watson, ma ciò che impressiona è come questo roster più corto, ancora senza chimica, con giocatori che probabilmente devono ancora smaltire il fuso orario, abbia invertito in modo chirurgico tutti gli elementi negativi che hanno reso la passata stagione, anche in casa, anche in occasione di molte vittorie, un vero calvario per chi ama la pallacanestro.

Intanto, il focus, feroce ed agonisticamente elevatissimo fin dalla prima azione e fino all’ultima: la squadra non molla mai, è motivata, determinata, brutta e cattiva, non regala pause, non rimane a guardare nei primi quarti, reagisce più di nervi che di testa ad ogni fiammata degli avversari rimanendo incollata nel punteggio e demolendo anche le più deboli illusioni di poter disporre di un’avversaria neonata, corta ed inferiore per chili e centimetri. Un focus che porta in dote due risultati apparentemente incredibili: Trieste vince la sfida a rimbalzo, anche quella in attacco, dove conquista addirittura 12 carambole trasformate in seconde e talvolta terze chances, segno di grande attenzione soprattutto nel posizionamento, dato che ad atleticità contro la Reyer perderebbe il 90% delle squadre LBA. Ed inoltre, il dato delle palle perse, nuovamente sotto la doppia cifra: 18 in 80 minuti è un dato che qualche volta l’anno scorso la squadra raggiungeva alla fine del terzo quarto di una singola partita.

In cifre

I numeri che non ti aspetti

12 rimbalzi offensivi trasformati in seconde e talvolta terze chances: Trieste vince la sfida a rimbalzo, anche in attacco.

18 palle perse in 80 minuti, nuovamente sotto la doppia cifra: l’anno scorso la squadra le raggiungeva a volte a fine terzo quarto di una singola gara.

32 minuti in campo per Sean McDermott, lasciato sul parquet da Taccetti per il suo valore difensivo.

E poi, la scoperta che difendere sul pick and roll e fare attenzione all’uomo che taglia dal lato debole siano aspetti non vietati dal regolamento: una volta constatato che cambiare sistematicamente sul rollante con puntualità e con l’uomo giusto e mettere pressione costante sugli esterni costringe gli avversari a cercare conclusioni più basate sul talento puro che sulla costruzione organica del tiro. Che poi Spahija abbia a disposizione talento puro in quantità spropositata è la ragione per la quale riuscirà a rimettere in piedi numerose partite, anche le più difficili, ed arriverà in fondo ad ogni competizione a cui è iscritto. Ma, come detto, Trieste non sarà sempre costretta ad affrontare Hall, Bolmaro, Green e Watson.

Pallacanestro Trieste-Reyer Venezia: Michele Ruzzier
Foto: Alessandro Sutz
Il leader

Una squadra ad immagine di Colbey Ross

Entrando più a fondo nell’analisi, è palese come questa versione di Trieste sia costruita ad immagine e somiglianza del suo leader incontrastato: la squadra ruota attorno a Colbey Ross che, libero dai fardelli mentali e dai compagni di squadra “disallineati” rispetto agli obiettivi che ne avevano minato pesantemente le prestazioni nel recente passato, è tornato a dettare ritmi e prendersi responsabilità, a fare l’allenatore in campo, ad essere il vero go to man. Naturalmente aver commesso il quarto fallo ad inizio del quarto quarto pone un dilemma che può essere dipanato solo a posteriori: tenerlo in campo ben sapendo che gli avversari lo avrebbero puntato azione dopo azione per quasi dieci minuti in modo da farlo uscire definitivamente (ma conservando intatta la sua pericolosità offensiva), rischiando di perderlo nelle battute decisive finali, o preservarlo mettendolo in campo negli ultimi due minuti rischiando al contempo di imballare completamente l’attacco per i 6-7 minuti? Taccetti sceglie di rischiare, e questo gli permette di arrivare incollato alla Reyer fino ai secondi finali, ma perde il suo playmaker titolare quando più sarebbe servita la sua capacità di innescare i compagni attirando a sé le attenzioni della difesa veneziana. Michele Ruzzier è come al solito ordinato e forse anche più affidabile, ma è ancora troppo poco intraprendente nella metà campo offensiva, e questo ovviamente toglie alternative. Sorprende, invece, vedere i due in campo a lungo insieme: arma tattica forse imprevista, ma che unisce le qualità di due creatori eccelsi ed imprevedibili togliendo gran parte dei punti di riferimento difensivi agli avversari.

Pallacanestro Trieste-Reyer Venezia: Lajae Jones in lunetta
Foto: Alessandro Sutz
Le certezze

Deangeli, Candussi, McDermott, e la nota stonata Galloway

Certezze che arrivano anche da Lodo Deangeli, ormai giocatore pluridimensionale, finalmente spogliato da quella castrante etichetta che gli attribuiva doti da Maldini del basket ma che permetteva agli avversari di ignorarlo quando varcava la metà campo. Il capitano non è più da tempo quel giocatore lì, ha acquisito sicurezza nei propri mezzi e credibilità ovunque, anche a rimbalzo. Giocatore da rotazione vera, che si ritaglia minuti importanti e meritati (ben oltre le necessità di un roster corto) anche in Serie A. Come lui, anche Candussi replica l’ottima prestazione di Milano, tenendo a galla la squadra soprattutto da lontano nei momenti di maggiore difficoltà. Certo, avere un “5” più pericoloso dall’arco che da sotto è una caratteristica curiosa per una squadra di Serie A, ma ha l’effetto secondario di attrarre gli ingombranti lunghi avversari fuori dal pitturato creando praterie per le scorribande verso il ferro dei vari Ross e Jones. Ed infine, si conferma giocatore essenziale anche Sean McDermott, una specie di manuale della difesa, che infatti Taccetti lascia in campo per ben 32 minuti, a testimonianza che la sua partita si misura come somma di tanti particolari grandi e piccoli, che lo rendono pressoché indispensabile. Le note stonate arrivano invece da Langston Galloway, il quale dà il meglio di sé in difesa ma continua a litigare curiosamente con un canestro sul quale in teoria avrebbe costruito una carriera: i suoi punti mancano come il pane, ma un giocatore di questa esperienza, quando sarà in condizione, non potrà che tornare alla sua consueta linea di galleggiamento.

Pallacanestro Trieste-Reyer Venezia: Francesco Candussi colpisce da tre
Foto: Alessandro Sutz
Gli ultimi arrivati

Brajkovic da inserire, Jones da scoprire

Impalpabile l’apporto offensivo di Brajkovic, ancora troppo spaesato dopo una sola settimana di allenamenti con la squadra in un ruolo così fondamentale. Si batte contro Tessitori limitandone decisamente le scorribande nel pitturato, ma rimane in campo troppo poco per poter dare un giudizio. Giudizio che invece si può cominciare a delineare per un Lajae Jones dalla enorme personalità, dalla atleticità dirompente, dalla faccia tosta che gli impedisce di aver paura nel prendersi qualunque tipo di responsabilità. Il prodotto di Florida conosce bene cosa si stia giocando in una stagione in cui avrà addosso costantemente gli occhi degli scout e dei tecnici dei Warriors, ed è prevedibile come per lui ogni singolo possesso, ogni minuto passato sul parquet, sia una questione di vita o di morte. Anche lui non potrà che crescere una volta che capirà come sfruttare i compagni, uno su tutti Colbey Ross, per essere innescato senza la necessità di dover creare in solitaria ogni singola volta che la palla gli finisce in mano. A rimbalzo, invece, è già ora una sentenza. Altro che 3 che può giocare 2: Jones è di base un’ala piccola che può giocare in modo altrettanto credibile portando su palla come una guardia o andando a sportellate con Tessitori e Olinde: per lui, apparentemente, non fa alcuna differenza.

Cosa viene ora

Una settimana di incontri ed allenamenti intensi, poi Masnago

Ora la squadra è attesa da una intera settimana di allenamenti che verranno ovviamente sfruttati per accrescere la chimica nascente, ma anche per andare a raccogliere l’affetto della sua gente in Piazza Unità per la presentazione “tardiva” mercoledì sera. Settimana fondamentale anche per gli incontri che presumibilmente vedranno protagonista il presidente Hiller con i vertici istituzionali ed i potenziali (main?) sponsor. Il futuro triestino, anche in campo, passa anche da questo.

E poi, sabato prossimo, vigilia di Barcolana, la sfida di Masnago contro una Varese mai così forte negli ultimi dieci anni. Però, basta pacche sulle spalle. Questa squadra così motivata ed agonisticamente cattiva si merita di cominciare a raccogliere qualcosa di tangibile in classifica. La OpenJob Metis, si può star certi, dal canto suo farà tesoro di quanto di buono Trieste ha saputo dimostrare in queste due inattese prime uscite stagionali: effetto sorpresa esaurito, ora contano solo le nude prestazioni.

Per approfondire

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