tripladetabela

Pallacanestro Trieste

Trieste è ancora un cantiere, Trapani vince con merito

Pallacenstro Trieste-Trapani Shark 87-91 Alla fine, magari, avrebbe anche potuto andare diversamente, con il primo vantaggio triestino in 40 minuti che con pochi secondi da giocare sarebbe probabilmente stato anche definitivo. Ma tutto sommato è andata come gli dei del basket hanno deciso, giustamente, che andasse, consegnando i due punti alla squadra che è più pronta, più determinata, più cinica nello sfruttare in modo letale ogni minima occasione che le si presenta (od offerta su un piatto d’argento). Trapani controlla a piacimento praticamente per tutto l’incontro, resistendo con le unghie e con i denti alle due fiammate triestine nelle parti finali del secondo e del quarto quarto, ricacciando in modo razionale (e talvolta con una discreta dose di fortuna) i biancorossi a distanza di sicurezza. Per il resto riesce ad entrare nella difesa triestina come una lama calda nel burro, andando spesso in contropiede a concludere tre contro zero ma riuscendo anche a riassestare il proprio gioco quando capisce che, con uno 0 su 5 iniziale, non sarebbe stata la serata giusta da tre punti. Trapani approfitta delle continue amnesie della squadra di Gonzalez negli aiuti ed inizia con continuità a batterla nell’uno contro uno, prendendosi una quantità abnorme di tiri dal mid range non contrastati e dunque ad altissima percentuale di realizzazione soprattutto con Allen, ma riuscendo in moltissime occasioni ad andare addirittura al ferro a difesa triestina schierata con Ford, un prepotente Eboua e, nel finale, con uno scatenato Petrucelli: alla fine la squadra di Repesa conclude con un eloquente 71% da due, con ben 45 tiri presi. Che la difesa fosse l’aspetto più preoccupante per Trieste si era già ampiamente capito praticamente in tutte le partite disputate in pre season. C’è ancora moltissimo da lavorare per affinare l’intesa di un impianto tutto nuovo e che pare ancora molto lontano dalla perfezione. Ciò che lascia maggiormente interdetti, però, è l’inattesa farraginosità dell’attacco, i tiri presi negli ultimi 5 secondi di azione così lontani dalla consuetudine e dalla natura di questa squadra, le azioni statiche, con poco movimento e molta indecisione che poi porta ad improvvisare, forzare, tirare fuori ritmo o prendendosi conclusioni fortemente contrastate. Trieste, a detta di tutti coloro che l’hanno analizzata finora, sembra molto sbilanciata in avanti, dovrebbe essere pronta a compensare i troppi punti subiti con una facilità di andare a canestro in molti modi diversi. Ma con Trapani dimostra di soffrire oltremodo le difese aggressive e molto fisiche, com’era ad esempio successo contro l’Olimpia Lubiana. Ovviamente gran parte del merito va agli uomini di Jasmin Repesa, capaci di difendere mani addosso a tutto campo praticamente per 40 minuti, quanto basta per mandare in confusione l’attacco giuliano soprattutto quando più conta, quando arrivati punto a punto in prossimità del quarantesimo inducono Trieste a commettere due clamorosi errori nelle rimesse in attacco che avrebbero potuto fruttare il sorpasso o perlomeno il pareggio. Aggiungiamoci che, difendendo in modo così aggressivo, Trapani finisce per commettere una quantità enorme di falli, ben 29, concedendo perciò molto presto il bonus ad una Trieste che però, su 24 tentativi dalla lunetta, riesce a sbagliarne addirittura 8 non arrivando perciò al 67%. Quando perdi di 5, il calcolo è presto fatto. Fra i singoli, c’è ben poco da salvare. JTA, -2 di valutazione, è chiaramente ancora sofferente alla caviglia, probabilmente si è allenato poco ma è troppo lento in difesa, quasi indolente talvolta, e troppo poco atletico in attacco per essere il vero Juan Toscano Anderson. C’è solo da aspettarlo, arriverà, a patto che lavori con concentrazione sull’infrazione di passi in partenza, commessa per ben 3 volte in 21 minuti: d’accordo che negli Stati Uniti è legale, ma qui le regole sono diverse e ci si sarebbe aspettati da lui maggiore metabolizzazione delle regole nei due mesi e passa ormai trascorsi in Europa. A tenere a galla il carrozzone biancorosso ci pensano soprattutto in due: Jami’us Ramsey e Mady Sissoko. Il primo, pur rimanendo un po’ avulso dal gioco fungendo da variabile impazzita nell’organizzazione triestina, almeno è molto efficace in un campionario molto vario di conclusioni da ogni distanza: è lui l’anima delle due rimonte triestine, uno dei pochi a tenere in difesa anche nell’uno contro uno. Il centro, dal canto suo, vince la temuta sfida con il celebrato pari ruolo e connazionale in maglia bianco-amaranto. Il duello ad alta quota con Sanogo (6 punti e 4 rimbalzi in 12 minuti) è nettamente vinto dal maliano triestino, autore di una doppia doppia da 16 punti e 11 rimbalzi con l’86% da due ed il 100% ai liberi, conditi da prepotenza nel pitturato su entrambi i lati del campo. Il rovescio della medaglia è costituito dalla quantità di minuti nei quali è stato costretto a rimanere sul parquet, 25, molto più a lungo di quanto pianificato dal coach per preservarlo in vista di un mese di ottobre da una partita ogni tre giorni. Francesco Candussi, però, non regge l’impatto con la partita, viene brutalizzato in difesa dai lunghi trapanesi e non incide in alcun modo in attacco. Probabilmente gli si chiede qualcosa di diverso ad un livello maggiore rispetto all’anno scorso, aggiungiamoci che quella con Trapani non era davvero la partita più adatta alle sue caratteristiche, in ogni caso rimane sul parquet solo 3 minuti nel primo tempo per poi venir bruscamente avvicendato e mai più rimesso in campo. E dunque, ci risiamo: in assenza di Sissoko, che prima o poi deve rifiatare ogni tanto, Gonzalez si deve inventare soluzioni alternative sotto canestro, dove schiera a rotazione Uthoff, Brooks e Toscano Anderson, che però là sotto sono fuori ruolo ed inadeguati per caratteristiche fisica contro i centri naturali. Prestazione incolore da parte di tutti gli altri, troppo altalenanti nell’arco dei 40 minuti e mai decisivi, eccettuati i due buzzer beater a fine secondo e terzo quarto di Colbey Ross che riavvicinano Trieste a portata di rimonta completata, rimonta che rimarrà comunque una chimera soprattutto per i meriti dei siciliani. Non deve ingannare, infine, il sostanziale pareggio a rimbalzo e nelle palle perse: in entrambi

Trieste bifronte, arbitraggio da opera buffa: Brescia torna in vantaggio

Articolo tratto da Tsportinthecity.it a firma Francesco Freni PALLACANESTRO TRIESTE – PALLACANESTRO BRESCIA: 70-80 Pallacanestro Trieste: Obljubech n.e., Kelley 3, Deangeli (k), Uthoff 8, Ruzzier 12, Campogrande n.e., Candussi 6, Brown 17, Brooks 5, McDermott 11, Johnson 2, Valentine 6.Allenatore: J. Christian. Assistenti: F. Taccetti, F. Nanni, N. Schlitzer. Pallacanestro Brescia: Bilan 7, Ferrero n.e., Dowe, Della Valle 12, Ndour 17, Burnell 9, Tonelli n.e., Ivanovic 11, Mobio, Rivers 18, Cournooh 6, Pollini n.e.Allenatore: P. Poeta. Assistenti: M. Cotelli, G. Alberti, D. Moss. Progressivi: 23-11 / 41-29 // 56-57 / 70-80Parziali: 23-11 / 18-18 // 15-28 / 14-23Arbitri: Rossi, Perciavalle, Patti. “Chi vince esulta, chi perde spiega”. L’adagio coniato da Julio Velasco, divenuto uno standard in ogni sport nel corso degli anni, ha indubbiamente una inattaccabile base di verità. Lasciamo, dunque, che Peppe Poeta, tornato improvvisamente a sorridere dopo il muso lungo di lunedì sera, e la sua Leonessa Brescia esultino per la meritata vittoria sul campo neutro del Palaverde e tentiamo di spiegare l’esito di Gara 3 di questa serie di gran lunga più equilibrata di quanto la classifica finale della stagione regolare, i precedenti in campionato e Gara 1 dei playoff avrebbero facilmente lasciato presagire. Partiamo da un presupposto, tanto lapalissiano quanto inattaccabile: Brescia ha saputo ammortizzare il colpo di un primo tempo preoccupante e letteralmente a senso unico in favore di una Trieste non arginabile, ha ritrovato energie negli spogliatoi, dai quali è uscita con l’atteggiamento di una squadra che ha perfettamente capito che i playoff sono decisamente un’altra cosa rispetto alla stagione regolare. Nei playoff ci vogliono attributi, ci vuole un deciso upgrade di intensità difensiva, è indispensabile la capacità di comprendere il momento dell’incontro, trovare le contromisure, avere la capacità e la lucidità per metterle in pratica in corso d’opera. Se in pochi secondi più di un minuto nel terzo quarto la Germani annulla interamente il gap con cui aveva terminato i primi 20 minuti, significa in modo incontrovertibile che ha perfettamente compreso, per l’appunto, cosa sia necessario fare per vincere una partita che vale una serie nella post season. Brescia rientra in campo con il sacro furore di chi vuole vincere, raddoppia, triplica, pressa a tutto campo, non concede linee pulite di passaggio sul perimetro, non consente di penetrare, cattura tutti i rimbalzi gettandosi con furore su ogni pallone. Significa anche che dall’altra parte c’è una squadra che non dimostra di avere la stessa capacità come ha dimostrato di non averla in Gara 1, non è capace di reagire (come spesso accaduto durante la stagione) alle fiammate degli avversari che fruttano break importanti e che quasi sempre si dimostrano decisivi. A Treviso i biancorossi al ventunesimo perdono l’inerzia della partita esattamente come avvenuto ai loro avversari in Lombardia nel secondo quarto di Gara 2, e non la riconquistano letteralmente più: non riescono a costruire tiri con raziocinio, non riescono nemmeno a sfruttare iniziative isolate e fuori logica come spesso accaduto in passato, anche perchè la versione post season di Denzel Valentine è perlomeno discutibile non solo come personalità e come precisione ma proprio come convinzione ed intensità, e stavolta anche il Michele Ruzzier orfano di Colbey Ross, che in passato aveva mostrato il suo volto migliore, incappa in una serata difficilissima. Il solo Markel Brown ci mette la solita garra, la cattiveria agonistica che gli impedisce di arrendersi in qualunque situazione, ma è davvero troppo poco contro sette indemoniati che si mettono a non sbagliare più nulla. Trieste perde nonostante le percentuali migliori sia da due che da tre e la prevalenza a rimbalzo, pagando però un consistente numero di possessi in meno rispetto a Brescia, che arriva al tiro 10 volte più di Trieste, le 16 palle perse e l’enorme differenza nel numero di conclusioni dalla lunetta. Tutto vero, bisogna alzare la mano autoaccusandosi della responsabilità della sconfitta come avviene in occasione dei falli commessi, perché un risultato nella pallacanestro non arriva mai per caso.Però…Però, stavolta, dopo una stagione passata a gettare acqua sul fuoco delle polemiche per non esasperare gli animi, ad assecondare la granitica volontà della società che si rifiuta di parlare di arbitraggi, a cercare di trovare il buono residuo in una classe arbitrale in preoccupante declino dal punto di vista tecnico e, ciò che è più grave, sotto quello caratteriale con questo irritante sfoggio di becero quanto ingiustificato protagonismo fine a sé stesso, dopo la qualità dell’esibizione dei signori Rossi, Percivalle e Patti non possiamo più davvero trovare spiegazioni plausibili, né possiamo più raccontare una sconfitta (o, specularmente, una vittoria), né, tantomeno, vogliamo più farlo, senza parlare anche della loro prestazione. Perché lo spettacolo scadente di un arbitraggio che esibisce platealmente un metro arbitrale ondivago fra primo e secondo tempo, così poco equanime nel valutare episodi simili sui due lati del campo o sulle due panchine rischia davvero di indirizzare risultato, serie e stagione verso un lato piuttosto che un altro. Non certo in maniera deliberata o con la precisa e precostituita volontà di favorire uno e danneggiare l’altro, no, la buonafede rimane l’ultimo tabù al quale, in modo naïf, vogliamo rimanere aggrappati. Ciò nonostante, se ad indirizzare un campionato è il sig. Rossi più del numero di palle perse, delle percentuali da tre o dell’assenza di Colbey Ross, allora il basket ha un problema, e bello grosso. Chi perde spiega, certo: vorremmo, però, che venisse spiegata anche la sudditanza psicologica sistematica nei confronti di Amedeo Della Valle e Miro Bilan da parte del trio in grigio. Saranno anche MVP, per l’amor del cielo. Magari se lo saranno anche meritato, anche se su queste pagine non abbiamo mai fatto mistero della dualità fra l’evidenza dell’efficacia del gioco del centro croato e la noia mortale che proviamo nell’ammirarlo. Ma se Jayce Johnson si ritrova tre falli sul groppone dopo cinque minuti solo per essere stato energico nel contrastare il totem bresciano, allora Houston, forse abbiamo un problema, anche se il regolamento non consente il body check a doppia mano. Se sei occhi non si accorgono che lo stesso Bilan commette una