(Photo Pallacanestro Trieste)
FITNESS FIRST WURZBURG BASKETS – PALLACANESTRO TRIESTE 78-63
Fitness First Würzburg Baskets: Herzog 0, Scheffs n.e., Saffer n.e., Carr 14, Mintz 24, Ivey 5, Petric n.e., Sklandanowski 6, Stove 11, Edigin 7, Thompson 9, Muenkat 2.
Allenatore: S. Filipovski. Assistenti: D. Mihevc, M. Wilt.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 0, Ross 5, Deangeli n.e., Uthoff 6, Ruzzier 7, Sissoko 8, Candussi 6, Iannuzzi n.e., Brown 6, Brooks 2, Moretti 5, Ramsey 18. Allenatore: I. Gonzalez. Assistenti: F. Taccetti, F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: Chueca, Jacobs, Kounelles
Progressivi: 21-12 / 37-36 // 57-52 / 78-63
Parziali: 21-12 / 16-24 // 20-15 / 21-11.
Esordio europeo dopo 21 anni per la Pallacanestro Trieste, occasione di per sé storica da godersi con intensità indipendentemente da tutto. Nuove divise bianche versione “shattered backboard” indossate per l’appuntamento con la storia alla TecTake Arena di Würzburg, un palazzetto piccolino alla periferia di un paesone medievale (ma in realtà interamente ricostruito nel dopoguerra) dell’alta Baviera, impianto che si riempie a pochi istanti dalla palla a due e che inaspettatamente si rivela una bomboniera corretta e rumorosa, accogliente anche per gli ospiti e supportiva per la propria squadra, con pochissime e bonarie proteste nei confronti degli arbitri ed un tifo organizzato e coordinato dallo speaker. Benvenuti in Europa.
Poi, naturalmente, c’è anche l’aspetto tecnico ed agonistico. C’è una partita che inizia a rivestire un’importanza discreta alla luce di quanto visto all’esordio in campionato contro Trapani ed anche per il fatto che il girone da quattro squadre di BCL in realtà si traduce in un torneo brevissimo nel quale il risultato della singola partita, ma anche l’eventuale limatura del divario in vista di un arrivo a pari punti, potrebbero già fare una certa differenza nell’economia della stagione. Innanzitutto c’era la curiosità, o forse la recondita speranza, che quanto di preoccupante mostrato dalla squadra sabato scorso fosse tutto sommato un incidente di percorso, un difetto di crescita sulla strada della costruzione di una chimica di squadra ancora di là da venire. Ed in effetti, almeno a tratti, una flebile reazione la squadra la dimostra soprattutto nella prima parte di partita anche nella metà campo maggiorente sotto pressione, quella difensiva, solo che lo fa in modo discontinuo e poco organico, basandosi sulla vena e l’iniziativa dei singoli, talvolta sulla frustrazione, più che tramite l’utilizzo di un piano partita preciso e ben eseguito, provato, compreso e metabolizzato. Al contrario, la squadra mostra ancora una manovra offensiva troppo spesso sconclusionata, statica, con il pallone troppo a lungo nelle mani dei piccoli e conclusioni cercate più perché si stanno esaurendo i 24 secondi che per il fatto di aver costruito qualcosa di sensato. Peccato, però, che stavolta non vi era di mezzo la difesa famelica, fisica e super determinata di Trapani, bensì un impianto difensivo certamente organizzato ed efficace ma non al punto di rendere impossibile la creazione di tiri efficienti, in ritmo ed aperti. Talvolta Trieste anche ci riesce, tenendo però delle percentuali agghiaccianti da oltre l’arco (un 8 su 35 che si spiega da solo, certo sporcato anche dallo sgangherato bombardamento nel finale ma insufficiente anche al netto di questo) ed appena oltre la sufficienza da due solo grazie alla potenza sotto canestro di Mady Sissoko. Inutile nemmeno commentare la percentuale ai tiri liberi, un 53% scarso su ben 17 viaggi in lunetta che grida di per sé vendetta, anche perché replica in peggio la già preoccupante prestazione di sabato scorso.
Contro una squadra che probabilmente ha speso meno della metà di Trieste e (nonostante oggi sia in testa alla Bundesliga con tre vittorie in tre partite) non vale più di metà delle squadre di LBA eccettuato l’ottimo Davion Minz, per l’ennesima volta MVP fra i suoi, a risultare nuovamente assenti per apporto di punti, ma soprattutto per intensità ed approccio, sono proprio i giocatori triestini che si potevano a buona ragione ritenere i più affidabili. Juan Toscano Anderson è nuovamente troppo brutto per essere vero: 0 su 6 da tre con tre airball, un rimbalzo, -6 di valutazione ed un atteggiamento del corpo frustrato, forse sorpreso dal livello di quel basket europeo che tanto sbeffeggiava alcuni mesi fa e che probabilmente sta prendendo a schiaffi la sua presunzione, forse alimentata da un’ottima pre season, che sta diventando preoccupante per sé ma anche e soprattutto per la squadra. La deconcentrazione che lo ha portato a commettere la stessa infrazione (passi in partenza) per tre volte contro Trapani ed il fallo inutile commesso a tempo praticamente scaduto sulla sirena del terzo quarto a bonus speso contro Wurzburg sono ingenuità che non ci si può attendere da un uomo della sua esperienza. Ma la sua qualità ed il suo curriculum sono indiscutibili, appena riuscirà a prendere le misure al nuovo mondo nel quale si è catapultato e magari avrà la fortuna di sbloccarsi con una buona prestazione al tiro, tornerà ad essere sé stesso. Piuttosto, sono i veterani ad essere irriconoscibili: Jarrod Uthoff ciondola per il campo già nel riscaldamento, cammina a testa bassa, non sembra contento, non viene coinvolto, sbaglia cose che nella passata stagione eseguiva quasi ad occhi chiusi. Jeff Brooks in due partite non ha sorriso nemmeno una volta, non ha incitato i compagni praticamente mai, non riesce a combattere sotto canestro quando l’assenza di Sissoko rende indispensabile il suo apporto nel pitturato. Colbey Ross, forte di una riconferma meritatissima, si danna l’anima ma non entra mai in ritmo, palleggia per un tempo che pare infinito anche perchè l’ingranaggio offensivo dei compagni sembra totalmente inceppato. Più razionale ed ordinata l’azione di Michele Ruzzier, sicuramente sopra la sufficienza l’apporto di un sotto impiegato Davide Moretti: ad entrambi Israel Gonzalez preferisce il play titolare anche contro l’evidenza del campo, senza trarne i frutti che avrebbe sperato: il -29 di plus/minus con Ross in campo decreta in modo inequivocabile il fallimento di questa scelta.
E dunque, per la seconda volta, oltre la sufficienza, con punte di eccellenza, ci va Mady Sissoko, visto trascinare la gamba con un ginocchio avvolto nel ghiaccio nel dopo partita fuori dal palazzetto: sperando che non vi sia un infortunio -che pare abbastanza improbabile visto che ha finito l’incontro in campo- è questo che intendeva in sala stampa il coach al termine della partita con Trapani: un sovraimpiego forzato del lungo maliano lo sottopone ad uno stress fisico che potrebbe tradursi in cedimento strutturale che potrebbe tenerlo per periodi più o meno lunghi lontano dal parquet, e questo avrebbe effetti disastrosi in un mese di ottobre con sette partite in programma. In sua assenza, stavolta trascorre un discreto numero di minuti in campo Francesco Candussi, il quale però soffre oltremodo la fisicità, la velocità e l’esplosività dei centri avversari, confermando di poter dare il suo migliore apporto quando si allontana dal pitturato. Ottima la partita anche di Ramsey, che però dà il suo meglio quando si mette in proprio: poco cercato e quasi mai messo in ritmo dai compagni, Jami’us riesce comunque a realizzare con un arsenale pressoché illimitato, consentendo alla squadra di tenersi a contatto, e mettere anche il naso avanti almeno un paio di volte nel corso della partita, almeno finché Würzburg capisce che limitando lui e triplicando il lungo sotto canestro la luce offensiva triestina si sarebbe spenta.
Una volta compreso la partita se l’era definitivamente presa la squadra tedesca, ci si sarebbe aspettati perlomeno un moto di reazione per limare il divario, contenerlo in proporzioni tali da poter essere possibilmente ribaltato al ritorno. Gonzalez apparecchia la missione chiamando time out per cercare di trovare il modo, o almeno per incitare i suoi a finire la partita con il coltello fra i denti. Da quel momento la squadra, invece, inizia semplicemente a tirare da tre punti con conclusioni contrastate o in campo aperto non fa differenza, con l’unica costante di fallire ogni singolo tentativo. Aggiungiamoci una serie di pasticci che si traducono in altrettante palle perse, l’impossibilità di catturare anche un singolo rimbalzo e, soprattutto, una svagatezza difensiva che rasenta la pigrizia, ed il divario di 5-7 punti si trasforma in una legnata da 15 punti difficilmente rimediabile. Game, set and match, con la squadra di casa seduta a semicerchio fino ad un quarto d’ora dopo la sirena ad arringare il pubblico coordinata dallo speaker a centro campo ed i giocatori triestini che salutano frastornati e con il muso lungo lo sparuto gruppo di tifosi giunti da casa.
Mike Arcieri ce lo aveva detto prima della palla a due: la squadra è ricca di talento e verrà fuori alla distanza, ma ha ancora bisogno di tempo per sbocciare. Intanto mercoledì mattina un volo da Francoforte la porterà direttamente a Napoli. Tempo ce n’è? Pochino. Specie se si vuole evitare che la stagione prenda un’inerzia che poi bisognerà sforzarsi per interrompere e ribaltare. Non resta che fidarci del GM, lo abbiamo già fatto in passato con discreto fatturato.
