(Photo credit: Sito Ufficiale Pallacanestro Trieste)
Articolo tratto da Tsportinthecity.it
Una Hotels Reggio Emilia 97 – Pallacanestro Trieste 61
Una Hotels Reggio Emilia: Barford 20, Brown 14, Thor 4, Rossato 11, Woldetensae 12, Minini 2, Caupain 7, Williams 12, Uglietti 4, Severini 0, Echenique 5, Vitali 6.
Coach: D. Priftis. Assistenti: F. Fuca, G. Di Paolo, M. Rossetti.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 12, Martucci n.e., Cinquepalmi n.e., Deangeli 6, Uthoff 8, Ruzzier 5, Sissoko 2, Candussi 12, Iannuzzi 0, Brown n.e., Brooks n.e., Ramsey 15.
Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Parziali: 24-21, 24-7 // 31-12, 18-21.
Progressivi: 24-21, 48-28 // 79-40, 97-61.
Se ci sia stato veramente un “patto fra uomini” come orgogliosamente (forse più speranzosamente) raccontato da coach Taccetti prima della partita con Reggio Emilia, un patto fra uomini volto non certo a rivoluzionare la parte sostanziale del lavoro svolto da Israel Gonzalez, ma piuttosto ad aumentare il focus e migliorare l’approccio, limando i più evidenti difetti in difesa ed a rimbalzo, beh, di certo nei 40 minuti di allenamento al piccolo trotto di cui si è resa protagonista la Pallacanestro Trieste al PalaBigi non se n’è vista la minima traccia. Una prestazione disarmante, in cui la squadra dimostra di non possedere nemmeno quel minimo di amor proprio che pare uno degli ultimi valori in grado di salvare una stagione di per sé disgraziata. Una prestazione che può essere solo in parte spiegata con le assenze, quelle conclamate e quelle dell’ultimo minuto: l’orgoglio dovrebbe andare oltre ogni difficoltà. Ma, evidentemente, non per questa versione della Pallacanestro Trieste.
La “scimmia” sulle spalle della squadra
Se, poi, ci fossero stati dei dubbi sulle eventuali conseguenze sul morale e sul mood complessivo dello tsunami di notizie, commenti, incertezze che hanno travolto il mondo del basket triestino nelle ultime due settimane, una risposta chiara ed incontrovertibile è arrivata dal -36 finale maturato nella non partita contro la UnaHotels: i giocatori sulle cui spalle avrebbe dovuto pesare l’onere della leadership ed il compito di guidare i compagni in una vera e propria impresa che invece si presentano sul parquet deconcentrati e demotivati, assenti prima con la testa che con le gambe, apparentemente già proiettati alla prossima stagione, mandano un messaggio forte e chiaro ai ragazzi più esposti alla situazione, quelli più provati e che avrebbero avuto bisogno di una iniezione di resilienza invece che una dimostrazione di disimpegno. Una dimostrazione che si traduce in un vero e proprio naufragio psicologico prima ancora che tecnico e fisico.
Quattro assenze pesanti: un gap incolmabile
Ed infine, naturalmente, l’aspetto forse più determinante, quello che mina ogni residua possibilità di Trieste di poter anche pensare di uscire con i due punti dall’incredulo palazzetto emiliano: all’assenza di Colbey Ross, ancora alle prese con il colpo alla caviglia subito contro Napoli, di Jeff Brooks che vede riacutizzarsi il problema al tendine che lo aveva tenuto lontano dal campo per due mesi ad inizio stagione e che ora rischia di tenerlo fuori per ciò che resta del campionato, e del lungodegente Davide Moretti, si aggiunge all’ultimo allenamento anche quella di Markel Brown, vittima di un infortunio (pare) all’inguine. Senza quattro potenziali titolari, di cui tre americani, il coach si vede privato di ogni alternativa sotto canestro ed in cabina di regia, ed è costretto ad inventarsi al volo un “piano C” che però, in tutta evidenza, fallisce prima di essere messo in pratica. In queste condizioni qualunque squadra di LBA non avrebbe avuto alcuna chance di uscirne con le ossa intere contro una formazione al completo e rinfrancata da tre settimane di riposo e di lavoro in palestra. Poi, naturalmente, c’è il modo con cui perdi. E quello è un altro discorso: cinque palle perse consecutive, tre tiri da tre in un minuto di cui due air ball ed uno spigolo del tabellone, contropiede quattro contro uno, sottomano sbagliati di venti centimetri, rimesse nelle mani degli avversari, assist nel nulla. E’ solo parte di un campionario di atrocità cestitiche che non possono essere giustificate, né spiegate, da chi non c’era.
La cronaca della partita non ha nemmeno senso raccontarla: Trieste oppone qualche resistenza (a strappi) solo per i primi dieci minuti, poi sparisce letteralmente dal parquet alla prima spallata di Reggio Emilia, con un divario che si allarga fino a 20 punti a metà gara per poi aumentare progressivamente con il passare dei minuti, fino ad accarezzare il cinquantello che non viene centrato solo perché i padroni di casa si accontentano di qualche giocata eccessiva anche in una serata di grazia e Trieste ha un rigurgito di orgoglio che le permette, almeno, di tornare sotto i 40 punti di di gap. Magrissima consolazione, certo, anche perché non cambia in alcun modo la sostanza della dolorosa lezione subita in ogni ruolo, in ogni aspetto tecnico ed anche nell’approccio all’impegno.
Taccetti e Iannuzzi sprecano una grande chance
Spiace, ovviamente, per coach Taccetti, al suo esordio assoluto su una panchina di Serie A, pur consapevole del compito improbo che gli è stato assegnato ma comunque sempre positivo e sorridente, ben determinato a far svoltare la squadra dopo la parentesi basca. Davanti anche ai suoi genitori, giunti a Reggio Emilia per festeggiare quello che per lui rimane comunque una pietra miliare, il coach viene tradito dalla sfortuna e dalla squadra. Spreca così, per responsabilità per gran parte non sue, la prima delle dieci cartucce (dodici, se si considerano anche i due impegni di BCL) che ha a disposizione per dare un kick off definitivo alla sua carriera ad alti livelli. Ora il suo compito diventa ancora più arduo: dovrà riuscire a far resettare velocemente la legnata dalla testa dei giocatori, dovrà continuare nell’opera di isolamento dal rumore di fondo relativo alla questione societaria (a quando un confronto diretto, di persona, fra presidente e squadra? Matiasic ha parlato in contumacia con stampa e curva, ora dovrebbe far serrare i ranghi al suo asset principale, quello che gli dovrebbe permettere di realizzare i sogni di gloria raggiungendo una qualificazione alla prossima BCL mai come oggi in bilico). E dovrà anche continuare imperterrito a lavorare in palestra per abbattere definitivamente i difetti che questa squadra ha nel suo DNA da quando è stata creata.
Dispiace anche per Pietro Iannuzzi, che aveva una grande chance da sfruttare donatagli da un roster quasi dimezzato. Viene tradito, però, dalla squadra: nel basket, se la squadra non ti supporta, non hai alcuna speranza di emergere (a meno che tu non sia uno specialista del garbage time per arrotondare le tue statistiche). Anche lui spreca una cartuccia preziosa naufragando fragorosamente con i compagni, finendo addirittura in terreno negativo di valutazione.
Ramsey e Toscano Anderson assenti di fatto
Non ha nemmeno senso parlare dei singoli: nessuno si merita una sufficienza piena, forse i soli Francesco Candussi e Lodo Deangeli vi si avvicinano se non altro per l’impegno. Nemmeno giudicabile, invece, la prestazione di Ramsey e Toscano Anderson. Impossibile parlare per loro di prestazione insufficiente, dal momento che è già difficile definirla una prestazione. Il detentore di anello con diamanti, ben consapevole di avere la squadra sulle spalle, forse infastidito dal fatto di non essere partito in quintetto, appena messo piede sul parquet mette il gomito sul naso di Rossato per futili motivi, cercando (inutilmente) di essere espulso, dimostrando un QI cestitico -un QI tout court, diremmo- non certo fra i più brillanti. Il resto della sua prestazione ricalca l’esordio in campo: palle perse per sufficienza, sottomano stoppati dalla parte inferiore del ferro, assist alle prime file del pubblico, air ball, nessuna collaborazione con i compagni, salvo poi riaversi per un paio di minuti sul -46. Inqualificabile. Il treccioluto asceta, dal canto suo, al PalaBigi non pare pervenuto. Rimane imprendibile quando penetra nel primo quarto, ma non incide in alcun modo da fuori. Perso metà del suo arsenale, viene battezzato dalla difesa che collassa su di lui quando attacca il ferro, brutalizzandolo sistematicamente. Ma è in difesa che Ramsey compie il suo miracolo al contrario, rifiutandosi sistematicamente di avvicinarsi a meno di tre metri dal tiratore, e stavolta rimanendo sempre dietro di un paio di metri rispetto al penetrante che lo attacca nell’uno contro uno. Forse la sua peggiore prestazione, per statistiche prodotte ma anche per impegno. Entrambi arrotondano ed aggiustano la valutazione quando la partita non ha nulla da dire: numeri ingannevoli come il -36 finale con recupero in extremis dal -48.
Statistiche impietose
Il tabellino descrive fedelmente l’andamento dell’incontro: Trieste tira anche discretamente da due, con il 55% comunque peggiore del 61% di Reggio Emilia, ma tira solo 29 volte contro le 41 degli avversari. Da fuori, invece, i biancorossi giuliani falliscono miseramente la mission, raggiungendo a malapena il 20% su 24 triple tentate, ben 7 in meno della UnaHotels che però va a segno nel 45% dei casi. Del resto, la marea di possessi giocati in meno è facilmente spiegabile con la quantità abnorme di palle perse (19), di rimbalzi offensivi concessi (16), quasi sempre trasformati in seconde chances, e nella differenza complessiva a rimbalzo, 27 contro 42. Se aggiungiamo i quasi 97 punti subiti, è lampante come il “patto fra uomini” sancito in spogliatoio non sia stato recepito nel modo giusto dai giocatori.
Ed ora?
Ora non c’è tempo di piangersi addosso, e non avrebbe senso farlo dal momento che negli altri anticipi perdono sia Trento che Napoli lasciando inalterata la classifica per un’altra settimana. Fra tre giorni è già tempo di verdetti senza appello: o si vince almeno di 6 a Praga o finisce matematicamente anche l’avventura europea. E sabato prossimo, a stretto giro, lo scontro diretto con Trento. Sull’aspetto mentale il compito del coach è difficile ma chiaro. Come lampante è che se la proprietà deciderà di non intervenire sul mercato almeno per allungare le rotazioni se non per dare una svolta tecnica, allora questa stagione avrà ancora ben poco da raccontare.
