(Photo Credit: BCL Official Site)
ERA Basketball Nymburk 82 – Pallacanestro Trieste 76
ERA Basketball Nymburk: Santos-Silva 0, Filipovic 21, Nejezchleb n.e., Svoboda 4, Perkins 14, Bohacik 11, Kriz 4, Shumate 16, Lawrence 5, Rylich 5, Hruban 2.
Coach: O. Amiel. Assistenti: S.H. Grassegger, E. Kotasek.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 6, Martucci n.e., Cinquepalmi n.e., Deangeli 4, Uthoff 17, Ruzzier 10, Sissoko 12, Candussi 6, Iannuzzi 2, Ramsey 19.
Coach: F.Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: M. Kozlovskis, A. Aunkrogers, J. Barkauskas.
Parziali: 18-19, 19-23, 17-10, 22-24
Progressivi: 18-19, 37-42, 54-52, 82-76
Sfuma anche il secondo dei tre obiettivi stagionali della Pallacanestro Trieste: dopo la sconfitta nei quarti di finale di Coppa Italia arriva anche il quarto posto matematico nel girone del Round of 16 di Champions League, con la consolazione che perlomeno, alla prima apparizione nella competizione, già il passaggio del primo turno possa essere di per sé stesso considerato un piazzamento più che onorevole. Sarebbe servita una vittoria a Praga, terra d’esilio per il Nymburk, per tenere aperto (almeno per un paio d’ore) un piccolo spiraglio di una porta che alla vigilia non era ancora totalmente chiusa. La conferma delle stesse quattro assenze sofferte a Reggio Emilia aveva oggettivamente reso tale spiraglio poco più di una sottilissima lama di luce, soprattutto dopo l’indecorosa prestazione di tre giorni prima a Reggio Emilia. Quando poi, nel corso del primo tempo, anche Lodo Deangeli è costretto a tornare negli spogliatoi con il naso sanguinante per rientrare poco dopo indossando una vistosa maschera rigida presagio di frattura al setto, pare che una macumba sia piombata su questa squadra dal momento in cui, un paio di settimane fa, le prime voci da “fine della corsa” abbiano fatto capolino sulle sue spalle.
Il risultato del penultimo atto dell’avventura continentale trasforma l’ultimo, quello di martedì prossimo in casa contro Tenerife, in una prestigiosa esibizione, ultima occasione per poter ammirare una squadra di prima fascia in uno dei campionati più competitivi in Europa. Ma la sconfitta di Praga, per quanto bruci, per quanto possa essere stata messa in preventivo date le difficoltà, non assomiglia nemmeno lontanamente al tritacarne emiliano. Contro una squadra al completo, sebbene priva della stella Rice migrato ad Andorra una settimana fa ma con il nuovo innesto Filipovic già a pieno regime, Trieste scende in campo ben decisa a vendere cara la pelle, consapevole che pur con le rotazioni estremamente ridotte rimane comunque dotata di fisicità e talento sufficienti per poter competere alla pari con squadre del livello di Nymburk. Certo, continua a difendere male specie la transizione difensiva, però regge a rimbalzo e rimane appiccicata ad una partita non certo spettacolare dal punto di vista tecnico ma godibile, dai ritmi elevati, dal punteggio in continua alternanza. Anzi, nel secondo quarto mette pure con decisione il naso avanti, prendendosi l’inerzia senza però riuscire a dare la spallata che avrebbe messo in un angolo gli avversari ma andando comunque negli spogliatoi a rifiatare con cinque punti di vantaggio. Spallata che invece arriva, puntuale come l’equinozio di primavera, nel terzo quarto: non c’è spiegazione che tenga, non c’è la giustificazione delle assenze perché è già successo numerose volte a ranghi completi, non c’è null’altro che il consueto, deprimente spettacolo di un terzo quarto trascorso quasi interamente da spettatori, con Nymburk che in tre minuti passa dal -6 al +12. Ce ne sarebbe in abbondanza per indossare casco e giubbotto antiproiettile: l’imbarcata, come di consueto, è dietro l’angolo. Una volta battezzata finita la partita, una volta giudicato irrecuperabile il gap, il DNA della Trieste 2025/2026 avrebbe indotto l’ingresso mentale anticipato negli spogliatoi con avversari a scherzare e divertirsi con il pubblico. Non avviene, però, nulla di tutto questo: gli uomini di Taccetti reagiscono, si ribellano ad una inerzia totalmente nelle mani di avversari in fiducia, riprendono a difendere, tornano a catturare i rimbalzi, specie in difesa, mettono dentro anche qualche canestro consecutivo, pur mantenendo una media da tre ampiamente sotto una sufficienza che possa tenere aperta qualche speranza. Quando mancano cinque minuti al termine della partita Trieste ricuce praticamente tutto lo svantaggio, e gioca un attacco che potrebbe addirittura consentirle di tornare davanti nel punteggio. A questo punto è inevitabile che le rotazioni ridotte, che costringono i soliti sette a rimanere sul campo ben oltre quanto sarebbe logico aspettarsi, appesantiscano le gambe e tolgano la lucidità che sarebbe indispensabile per imporsi in trasferta in una partita punto a punto. La sconfitta arriva inesorabile ed inevitabile, ma la squadra può dire perlomeno di uscire a testa alta dopo aver gettato sul parquet tutto ciò che aveva, fino all’ultima stilla di sudore.

Certo, se alle quattro assenze più un naso rotto in corso d’opera non si fosse aggiunta quella di fatto di un giocatore che ancora oggi, dopo sette mesi dal suo sbarco a Trieste, pensa ancora di poter dominare in Crocs utilizzando il 5% delle qualità che deve aver visto in lui lo scout di Golden Gate (che in caso contrario dovrebbe essere sottoposto a TSO), magari qualche chance di finire l’avventura con un risultato diverso ci sarebbe anche stata. Juan Toscano Anderson, invece, ripropone, arricchendolo ulteriormente, il campionario di nefandezze che hanno reso il suo esordio in Europa poco più che un’opera buffa: due schiacciate sbagliate (di cui una ad area sgombra con avversari scansati), il solito air ball da tre, un passi in partenza nel finale che gli sarebbe stato fischiato anche All Star Game negli Stati Uniti, sette palle perse, una percentuale al tiro che non raggiunge il 25%. Stavolta non riesce nemmeno ad arrotondare il bottino nel finale, affossando definitivamente qualunque possibilità di vittoria. Prestazione incommentabile, nonostante qualche assist e qualche rimbalzo. Dopo il rientro di Markel Brown e di Colbey Ross (di entrambi si sente pesantemente la mancanza: il primo è il miglior difensore della squadra, il secondo è quello che rende imprevedibile l’attacco dando una alternativa credibile all’esausto Ruzzier) la scelta su chi dovrà cedere il posto al nuovo arrivato australiano pare, al momento, inevitabile.
Da salvare l’ennesima doppia doppia prodotta da un Mady Sissoko progressivamente meno preoccupato di utilizzare l’esplosività delle gambe e dunque tornato su livelli simili al periodo migliore, ed i tanti minuti concessi a Pietro Iannuzzi, ancora evidentemente acerbo a questi livelli, ma che dimostra grande personalità nell’andare a prendersi conclusioni anche da sotto e nel gettarsi generosamente a rimbalzo. A proposito di rimbalzi, finalmente Trieste regge il confronto, sebbene sia avvantaggiata nel compito dall’uscita per infortunio dopo metà gara di Santos Silva, fin lì dominante con ben 10 rimbalzi all’attivo. I giuliani ne catturano complessivamente 45, tre più degli avversari, ne concedono anche 16 in attacco, ma ne catturano altrettanti sotto il ferro di Nymburk: anche in questo caso è il nuovo atteggiamento a dare buone sensazioni, con molti giocatori che in stagione rimanevano passivi dopo ogni tiro che oggi si gettano alla ricerca della palla vagante, producendo oltretutto discreto fatturato. La strada è quella giusta, magari con l’aiuto di un ulteriore lungo come Bannan, che passa per un ottimo rimbalzata, almeno in questo si potrà limare uno spigolo.
La sconfitta, comunque, è resa meno dolorosa dalla consapevolezza che non sarebbe comunque servita per provare ad agguantare la qualificazione per la coda: la vittoria casalinga di Tenerife su Gran Canaria avrebbe in ogni caso cancellato le speranze triestine anche in caso di vittoria a Praga, mantenendo invece accesa una fiammella per Nymburk che adesso si giocherà il tutto per tutto a Gran Canaria la prossima settimana, dove dovrà imporsi di almeno 4 punti. In caso contrario, si materializzerebbe un risultato clamoroso, con quattro spagnole su otto qualificate ai quarti di finale: con Tenerife, ad oggi, sono infatti già nelle top 8 Malaga e Badalona.
Tabellino completo dal sito ufficiale della Basketball Champions League
