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Troppa Virtus per una dignitosa Trieste

(Foto Credit: Pallacanestro Trieste)

Articolo tratto da Tsportinthecity.it

Olidata Virtus Bologna 95 – Pallacanestro Trieste 81
(27-16, 26-27, 22-21- 20-17)

Olidata Virtus Bologna: Edwards 19, Pajola 2, Niang 8, Smailagic 15, Alston 12, Hackett 5, Ferrari n.e., Diarra 15, Jallow 0, Diouf 13, Akele n.e., Dos Santos 6.

Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 6, Martucci n.e., Ross 13, Deangeli 12, Uthoff 5, Ruzzier 5, Candussi 1, Iannuzzi n.e., Brown 15, Moretti n.e., Bannan 16, Ramsey 8.

Arbitri: V. Grigioni, G. Capotorto, F. Cassina.

Davvero troppo forte questa nuova Virtus di Nenad Jakovljevic, una Virtus che oltretutto riabbraccia dopo tre mesi il suo capitano Alessandro Pajola. Un talento, una fisicità, una lunghezza del roster, una second unit inesorabilmente irraggiungibili per una Pallacanestro Trieste che conferma di rimanere un gradino abbondante lontana da quanto le servirebbe per riuscire davvero a costituire un pericolo reale nella stagione regolare o, in prospettiva, nei playoff per una qualsiasi delle prime quattro in classifica.

Trieste porta a referto gli stessi dodici giocatori delle ultime tre partite, rinunciando così (pare per una persistente fascite plantare) al suo centro maliano, l’unico uomo che almeno per fisicità sarebbe stato in grado di occupare lo spazio sotto canestro, uno spazio inevitabile terreno di conquista, a rotazione, per Diouf, Diarra, Smailagic e Alston. E’ evidente che la presenza del pur ottimo Josh Bannan non sia in grado, da sola, di arginare la prepotenza fisica di roster che nel pitturato possono permettersi di schierare soluzioni devastanti: l’australiano è un quattro di ruolo, può fare la differenza da centro contro formazioni meno attrezzate, non lo può fare a lungo contro i top teams. Trieste con lui e senza centro di ruolo può sviluppare il suo gioco prediletto, fatto di velocità di esecuzione, contropiede, pick and roll alti, ma quando si collide contro una difesa che pare un manuale nel non permetterti di imporre i tuoi ritmi, allora la scarsa fisicità di questa versione triestina diventa un gap tecnico incolmabile. Oltretutto, anche se dopo tanti mesi pare divenuta normale, pesa in modo evidente l’assenza di Jeff Brooks e Davide Moretti, che in ruoli diversi sarebbero stati fondamentali nel dare credibilità e qualità alla second unit, un secondo quintetto che contro squadre di questo livello non è in alcun modo in grado di pareggiarne la qualità: quando Jakovljevic fa entrare Pajola, Alston, Jallow, Dos Santos mantenendo pressoché costante pressione difensiva e produzione offensiva, Trieste non è in grado di opporre rotazioni che possano realmente pensare di reggerne l’urto. Se poi la Segrafredo può godersi anche la prestazione fuori logica di un Alen Smailagic a tratti somigliante in modo preoccupante alla prepotenza cestistica di Miro Bilan -e contro squadre di questo livello puoi aspettarti l’exploit di uno qualsiasi dei suoi giocatori di rincalzo- è evidente come l’arsenale a disposizione del coaching staff triestino si riveli desolatamente sguarnito.

Ciò nonostante, e nonostante i sette minuti finali del primo quarto durante i quali Trieste subisce la terrificante pressione difensiva felsinea piantandosi letteralmente in attacco (ma fallendo anche tiri aperti e ben costruiti) e rivelandosi prima incapace, poi frustrata nel subire triple a ripetizione praticamente da tutti gli esterni avversari, la squadra di Taccetti gioca pressoché alla pari i rimanenti tre quarti di partita, ribattendo colpo su colpo, approfittando di un comprensibile -ma ingiustificabile- calo di tensione di Bologna che si mette a scherzare troppo presto per ricucire fino al -4 del terzo quarto, salvo poi crollare nel finale quando comprende che ai padroni di casa sia sufficiente pigiare un po’ sull’acceleratore per ricacciare inesorabilmente indietro una squadra generosa ma che non dà mai l’impressione di poter veramente illudersi di tornare a casa con i due punti.

Quella di Bologna è una partita che scorre via veloce senza particolari sussulti, eccettuata la fiammata biancorossa di inizio ripresa che perlomeno dona un po’ di pepe ad un match altrimenti a senso unico. Sentenza che diventa inappellabile anche per la seconda prestazione nettamente insufficiente di Jahmi’us Ramsey, che dopo aver seminato il panico in Italia ed in mezza Europa grazie ad un primo passo inarrestabile e discrete medie da oltre l’arco, opposto a Jason Burnell la settimana scorsa ed Alessandro Pajola a Bologna acquisisce la consapevolezza che anche da questa parte dell’oceano esistano difensori in grado di metterlo in un angolo a leccarsi le ferite. Il texano viene letteralmente cancellato dal campo nel primo tempo, cade addirittura nella trappola psicologica di voler strafare per reazione e frustrazione, riuscendo però solo a deragliare di testa prima che di gambe per il resto della partita. L’inesorabile -8 di valutazione condito da un -17 di plus/minus sono dati che riassumono con impressionante precisione la sua serata e che devono immediatamente invertire la rotta se Trieste vuole avere qualche chance di cavarsela nei playoff.
Con lui fanno un passo indietro rispetto alle ultime due partite anche JTA e Jarrod Uthoff (addirittura -18 di plus/minus per l’uomo di Iowa), giocatori chiave chiaramente troppo importanti per incidere in modo così marginale.
Le note più liete arrivano invece dal consueto fighter Markel Brown, che si getta nell’incontro con la consueta cattiveria ed una ritrovata precisione al tiro, da Colbey Ross, unico fra i suoi a riuscire a tenere alto il ritmo e seminare il panico anche nel cuore del pitturato (pur con un errore su un tiro apertissimo da tre che avrebbe riportato il gap a soli 4 punti nel momento chiave della partita) e soprattutto Josh Bannan, presa pasquale del GM davvero azzeccata: doppia doppia da 16 punti (con una bomba) e 12 rimbalzi per 21 di valutazione, tanta intensità, ed un’intesa con i compagni che cresce di azione in azione. Giocatore di rara intelligenza cestistica, che però pecca spesso di timidezza nella fase finale delle conclusioni da sotto canestro. Contro Diarra e Diouf non ti puoi permettere di tentare l’appoggio al vetro magari senza finte, anche se pensi di essere da solo: hai il fisico, hai i centimetri, o tenti di schiacciare di prepotenza, o mandi fuori tempo l’avversario con l’astuzia, oppure vieni brutalizzato.

Discorso a parte lo merita l’uomo mascherato. Lodovico Deangeli sta vivendo la sua miglior stagione da professionista, quella nella quale dimostra una crescita non solo tecnica, ma anche, anzi soprattutto, nella presa di consapevolezza delle proprie qualità tecniche e dei propri mezzi fisici. Consapevolezza che si traduce in intraprendenza e fiducia, e quindi in efficienza: in 18 minuti in campo produce 12 punti frutto di di un 3 su 3 da due punti, 1 su 1 da tre punti, 3 su 3 dalla linea dei tiri liberi e 2 palle recuperate. Partita monumentale.

Sconfitta che in classifica risulta abbastanza indolore. Reggio Emilia, probabilmente la squadra di gran lunga più in forma del campionato, prende il volo e dà l’assalto al quinto posto di Tortona staccando di due punti Trieste (che per tornare sesta dovrebbe vincere le ultime due partite sperando in una improbabile doppia sconfitta emiliana). Varese vince e si porta a soli due punti dai biancorossi giuliani. Posto che appare al momento difficilmente interpretabile la convenienza o meno nell’incontrare nei quarti di finale dei playoff una fra Bologna, Brescia, Milano o Venezia (impegni per Trieste in ogni caso realisticamente proibitivi) è inutile fare calcoli o preoccuparsi di arrivare sesti piuttosto che quinti od ottavi. La squadra di Taccetti deve sfruttare queste ultime due occasioni per cercare in extremis di giungere quanto più lontano possibile sul percorso di miglioramento intrapreso un mese fa. Tutto quello che verrà dopo, e dopo ancora fuori dal campo, sarà argomento da affrontare al momento opportuno.

Tabellino completo dell’incontro dal sito LBA
Risultati e classifica

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