Trieste sempre più consapevole dei propri mezzi: Rimini superata in casa
Trieste approfitta delle difficoltà di Rimini, che perde subito Justin Johnson e centra una netta vittoria
Trieste approfitta delle difficoltà di Rimini, che perde subito Justin Johnson e centra una netta vittoria
Articolo tratto da Tsportinthecity.it, a firma Francesco Freni (Photo credit sito ufficiale Pallacanestro Trieste) Pallacanestro Trieste-UEB Gesteco Cividale 86-79 Pallacanestro Trieste: Bossi 3, Filloy 11, Rolli ne, Reyes 16, Deangeli, Ruzzier 7, Camporeale ne, Campogrande 21, Candussi 19, Vildera 0, Ferrero 0, Brooks ne. Allenatore: J. Christian. Assistenti: M. Carretto, F. Nanni, N. Schiltzer UEB Gesteco Cividale: Marangon 14, Redivo 18, Miani 10, Rota 14, Furin 2, Bartoli 2, Baldares ne, Baldini ne, Berti 3, Cole 0, Dell’Agnello 16. Allenatore: S. Pillastrini. Assistenti: F. Vecchi, A. Zamparini. Parziali: 19-15 / 23-20 / 24-22 / 20-22 Progressivi: 19-15 / 42-35 / 66-57 / 86-79 Secondo derby consecutivo, stavolta in versione “prima assoluta” per gli splendidi Ducali di coach Pillastrini, stesso risultato: Trieste conquista anche questi due punti, missione indispensabile in funzione classifica, ma contro Cividale, a differenza del “one shot game” contro Udine, lo fa mostrando evidenti progressi in ognuno dei difetti strutturali finora evidenziati in questo campionato. La squadra di coach Christian difende bene, con Deangeli e Campogrande riesce nella missione di limitare per gran parte dei quaranta minuti il terminale offensivo principale degli avversari, un Lucio Redivo che a parte un paio di fiammate (con conseguente break a favore della sua squadra) non riesce ad incidere in modo decisivo sulla partita. Certo, la squadra triestina deve migliorare ancora nel tagliafuori difensivo, dal momento che permette agli avversari di conquistare ben 15 rimbalzi offensivi (che costano 14 punti), ma lo fa soprattutto nella prima parte di gara, serrando le fila nell’ultimo decisivo quarto, durante il quale non concede a Cividale nemmeno una seconda chance. Trieste, in compenso, difende ottimamente sul perimetro, dove è costantemente in anticipo sul tiratore, e lo fa ancora meglio sotto canestro, dove fa valere in modo evidente la sua superiorità in termini di chilogrammi e centimetri, ma anche di tecnica, soprattutto quando a dominare nel pitturato è Francesco Candussi, un po’ meno quando Christian fa rifiatare il suo centro titolare o quando si priva per qualche minuto di lunghi di ruolo. Trieste stavolta è letale anche in attacco: segna solo 12 punti sfruttando quella che vorrebbe essere la sua arma preferita, la transizione, però finalmente si sblocca da oltre l’arco. Quando tiri con il 51% totale, tendando 21 volte da 2 (quasi sempre da sotto canestro o comunque dal pitturato) e ben 40 volte da tre, violando la retina nella metà di questi tentativi, è probabile, se non certo, che la partita la porti a casa, volente o nolente. Piace il fatto che la quasi totalità dei tiri da oltre l’arco arrivino con conclusioni ben costruite, in uscita da blocchi o grazie ad extra pass sull’angolo con il tiratore completamente libero. Quando può sfruttare tiri aperti, che non arrivano alla ricerca disperata di una conclusione per non morire con la palla in mano, Trieste tendenzialmente la mette dentro. Rimane però la difficoltà a trovare conclusioni credibili negli ultimi 5-8 secondi di ogni azione: quando Trieste è costretta dalla difesa avversaria o dalla propria incapacità di sfruttare il piano primario a prolungare il possesso, va quasi sempre in difficoltà, diventa cervellotica e frenetica, finisce addirittura un paio di volta con la palla in mano al playmaker al ventiquattresimo secondo. Se attacco e difesa migliorano a vista d’occhio, però, rimane purtroppo evidente che la squadra di coach Christian non riesca ancora nell’impresa di eliminare il difetto che la accompagna pericolosamente (ed in alcuni casi in modo letale per il risultato) dall’inizio del campionato: l’incapacità di uccidere le partite, quello che Michael Arcieri in sala stampa definisce per l’appunto “mancanza di killer instinct”: dopo un inizio difficile, con avversari indiavolati, che partono a razzo sospinti dalle centinaia di correttissimi supporter giunti in via Flavia, Trieste ne prende le misure, zoppica un po’ nel primo quarto, poi prende decisamente il comando delle operazioni nel secondo, alzando ritmi, colpendo da lontano, non permettendo a Cividale di arrivare a conclusioni facili costringendo gli avversari a tentare di concludere a canestro negli ultimi secondi di azione. Dominio che si trasforma in breve tempo in 14 punti di vantaggio, con l’inerzia totalmente in mani biancorosse. Ma, come sempre, la squadra si pianta sul più bello. Comincia a ragionare troppo in attacco, e quando lo fa tendenzialmente pasticcia. La squadra di Pillastrini, dal canto suo, è conosciuta per non mollare mai. Il giovane Marangon guida la riscossa, coronata da un paio di triple di Redivo, ed i friulani riaprono totalmente la contesa per una prima volta, chiudendo il primo tempo sotto di soli 7 punti. Il terzo quarto si apre con lo stesso mood arrembante degli ospiti, che arrivano in breve ad un solo possesso di svantaggio. Trieste, almeno, stavolta reagisce. Troppo ampio il gap di esperienza fra i giovani di Pillastrini e gente come Ferrero, Filloy e Ruzzier, troppo stridente la differenza di esplosività e verticalità fra Miani, Rota e Justin Reyes, per non portare ampio fatturato. Trieste si riprende un vantaggio in doppia cifra ma, di nuovo, subisce la reazione ospite che perlomeno limita i danni. Ma è nell’ultimo quarto che l’incapacità di conquistare due punti tranquilli emerge evidente: prima 75-60 con la gente a celebrare la probabile vittoria, poi 81-67 a quattro minuti dalla fine dopo una stordente tripla di Campogrande in uscita da un blocco, un catch and shoot eseguito in mezzo secondo che sembra, per una volta, uccidere la partita. Uccidere? Non se ne parla. Due minuti dopo è 81-77, con Redivo, Rota e Marangon affetti da delirio di onnipotenza che puniscono chirurgicamente una Trieste che improvvisamente diventa svagata, deconcentrata, che perde banalmente palloni sanguinosissimi e sbaglia un paio di layup elementari con Vildera e lo stesso Justin Reyes. C’è ancora partita, c’è ancora rischio, c’è ancora paura di un altro finale in volata che potrebbe essere deciso, come sette giorni prima, da un episodio più o meno casuale. Gli dei del basket, però, premiano la squadra che più ha meritato: Trieste chiude la porta e sta attentissima a non subire triple facili, e sotto canestro è troppo superiore, specie con Candussi e
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