Tiri (poco) liberi
Udine fa suo il derby di ritorno e ribalta la differenza canestri approfittando di un vero e proprio harakiri giuliano
Udine fa suo il derby di ritorno e ribalta la differenza canestri approfittando di un vero e proprio harakiri giuliano
La Pallacanestro Trieste non si distrae e supera nettamente Piacenza, raggiungendo Udine in classifica
(Foto tratte dal web. In copertina, Eli Brooks viene festeggiato dopo la tripla vincente all’ultimo secondo nel derby contro Udine del 6 novembre) Discussione aperta: come avete vissuto i 365 giorni più drammatici della storia recente della Pallacanestro Trieste? Quali sono i vostri personali momenti migliori e quali quelli peggiori? Potete lasciare il vostro commento all’interno dell’articolo oppure sotto il post di condivisione su Facebook Flop 5 5. 19 marzo, sconfitta di cinque punti in casa con Reggio Emilia. E’ il risultato che, di fatto, condannerà Trieste un mese e mezzo più tardi 4. 20 aprile, Corey Davis positivo alla cocaina. Il primo tassello del domino a cadere, l’ultimo cadrà il 7 maggio 3. L’ignobile farsa della penalizzazione di Varese, prima di 16 punti, poi ridotta ad 11, appena sufficiente a permettergli di salvarsi 2. 22 ottobre, la sconfitta in casa con la Fortitudo e la sonora contestazione che ne segue 1. 7 maggio, la trasferta a Brindisi ed il quarto quarto di Brescia a Scafati. Si torna in A2 Top 5 5. 5 febbraio, il primo tempo di Emanuel Terry contro Milano. Sicuri che è la squadra di Messina a giocare in Eurolega? 4. 3 aprile, la vittoria in casa 80-78 contro la Virtus. Dai che ci salviamo 3. 22 gennaio, vittoria al Taliercio 71-82 contro la Reyer. La vittoria che dona maggiore ottimismo in tutta la stagione 2. 18 gennaio, CSG acquisisce il 90% delle quote della Pallacanestro Trieste. Inizia l’era americana 1. 6 novembre, vittoria con tripla di tabella all’ultimo secondo contro Udine. Partita orrenda, ma vincere un derby all’ultimo secondo con un tiro sbagliato è il sogno proibito di ogni tifoso PS: 1. bis: 7 marzo, nasce Tripla de Tabela…..
La Pallacanestro Trieste si impone nel big match della giornata nel Girone Rosso, facendo leva soprattutto sull’esperienza dei suoi uomini migliori nell’ultimo quarto PALLACANESTRO TRIESTE – TEZENIS VERONA 88-85 Pallacanestro Trieste: Bossi 5, Filloy 10, Rolli ne, Reyes 12, Deangeli 7, Ruzzier 15, Camporeale ne, Campogrande 3, Candussi 10, Vildera 6, Ferrero 0, Brooks 20. Allenatore: J. Christian. Assistenti: M. Carretto, F. Nanni, N. Schlitzer. Tezenis Verona: Stefanelli 12, Morati ne, Gazzotti 7, Gaijc 0, Devoe III 22, Esposito 16, Murphy 13, Penna 5, Udom 10, Bartoli 0. Allenatore: A. Ramagli. Assistenti: A. Bonacina, S. Gallea. Parziali: 23-23 / 20-25 / 20-20 / 25-17 Progressivi: 23-23 / 43-48 / 63-68 / 88-85 Arbitri: S. Nuara, A. Costa, F. Bonotto Articolo tratto da Tsportinthecity.it a firma Francesco Freni Partita dal rendimento ondivago per entrambe le squadre, questo scontro fra retrocesse che per entrambe costituiva una sorta di crocevia in chiave classifica. Inizio di marca biancorossa, con ottime percentuali al tiro e difesa blindata soprattutto sul perimetro, poi la mossa a sorpresa di Ramagli che aggiunge alla (prevedibile e prevista) zona una difesa aggressiva a tutto campo che porta notevole fatturato in termine di palle perse triestine. Secondo quarto nel quale l’inerzia viene riconquistata dagli uomini di Christian, che però, sul massimo vantaggio di +10, fa sedere Reyes gravato da due falli e si affida ad un inedito quintetto con due lunghi in campo: immediato contro break scaligero e corsia di sorpasso imboccata con decisione dagli ospiti che approfittano della dinamicità dirompente di Murphy ed Esposito che banchettano allegramente nel pitturato, dove Trieste non si raccapezza più concedendo a ripetizione attacchi al ferro e conclusioni ad altissima percentuale. Non che in attacco le cose vadano meglio: i biancorossi sembrano impacciati e poco pazienti, perdono la bellezza di 10 palloni, in più di un’occasione il portatore di palla si trova isolato e raddoppiato se non triplicato, spesso Trieste non arriva nemmeno al tiro, e comunque cala vistosamente le sue percentuali, con un numero di tiri liberi sbagliati che è quasi impossibile da commentare. I biancorossi rimangono a galla in entrambi i quarti grazie a canestri arrivati all’ultimo secondo (prima Vildera su tap in, poi una tripla di Ruzzier), ma il secondo tempo inizia in modalità horror sulla falsariga del caos visto nel primo tempo. Verona capisce che è il momento di affondare il colpo, raddoppia gli sforzi e l’aggressività in difesa, si affida al talento di Murphy sotto canestro e Devoe dall’arco e scava un gap di 12 punti con l’inerzia totalmente nelle sue mani ed il pubblico che inizia ad indispettirsi. Mentre Christian continua a ruotare velocemente i suoi uomini, Ramagli non può farlo fino in fondo, di conseguenza la lucidità dei suoi comincia improvvisamente a scricchiolare: i biancorossi prendono coraggio con un paio di conclusioni di Brooks, Ruzzier e Reyes, e soprattutto iniziano a difendere come assatanati, aumentando a dismisura la velocità del gioco anche perchè non hanno alternative. L’errore clamoroso di Verona, nel quarto decisivo, è accettare il cambio di ritmo, un ritmo che non è nelle sue corde e soprattutto è un suicidio quando hai solo il compito di amministrare un vantaggio importante e ti trovi contro guardie come Eli Brooks che fanno della transizione offensiva il loro territorio di caccia. Il gap viene velocemente riassorbito da Trieste, e la partita, per 6-7 minuti, si trasforma in una corrida giocata punto a punto, con nessuna delle due squadre capace di piazzare la fiammata decisiva. Ma a risolverla, quando i palloni cominciano a scottare, non possono che essere i giocatori più esperti, quelli che questo genere di finali li hanno vissuti decine di volte in carriera. Ruzzier illumina la regia, Filloy subisce fallo per due volte sul tiro da tre segnando 5 dei 6 tiri liberi che gli vengono concessi. Vildera, che torna quello nuova versione dopo la pausa a Bologna, conquista rimbalzi in attacco che valgono platino, Reyes semina il panico nel pitturato, tutti i rimbalzi in difesa sono preda di un giocatore in canottiera rossa. Verona non trova più il modo di attaccare il ferro e deve affidarsi esclusivamente a conclusioni da lontano, che entrano più grazie al talento infinito di Devoe che per il modo in cui vengono costruite, ma alla lunga anche questi tiri finiscono di entrare. I due possessi di vantaggio con i quali Trieste entra negli ultimi due minuti vengono gestiti con intelligenza senza che Verona dia mai l’impressione di poter effettivamente ribaltare ancora una volta l’inerzia ed il punteggio, con i due punti in palio rimangono (meritatamente) in Via Flavia. E’ una vittoria nella quale Christian ottiene molto dal collettivo senza doversi necessariamente affidare al grande protagonista di turno come avvenuto in passato. Brooks, Candussi e Bossi nel primo tempo, un altalenante Deangeli (che si danna in difesa e trova un paio di conclusioni apprezzabili sebbene alternate a qualche ingenuità di troppo), Ruzzier, Filloy, ancora Brooks, Reyes ed un muscolare Vildera a rimbalzo nel secondo permettono prima di rimanere in linea di galleggiamento evitando di sbandare definitivamente nel momento di massimo sforzo scaligero, poi di ricucire in brevissimo tempo il break ed infine di gestire con pazienza ed esperienza l’esiguo vantaggio conquistato nel finale. Sono in effetti ben cinque i giocatori triestini andati in doppia cifra, ma non è solo nel bottino di punti realizzati che va analizzata questa vittoria, mai come contro Verona maturata grazie alla somma di piccoli particolari, ad esempio nell’aver saputo approfittare degli errori tecnici e di gestione della partita commessi dagli avversari. Alla fine, in sala stampa, Ramagli ne individuerà ben 9, elencandone qualcuno e facendone coloritamente intendere qualcun altro, senza chiarire se derivino da suoi errori di valutazione o da una cattiva esecuzione sul campo da parte dei suoi giocatori del piano partita, anche se tutto sommato il particolare non ha eccessiva importanza, se non quella di dimostrare come anche ad altre latitudini la conduzione tecnica è ben lungi dall’essere infallibile. Come contro Udine (ma con una prestazione decisamente migliore, sebbene ancora costellata da innumerevoli angoli da smussare) la squadra di
La Pallacanestro Trieste interrompe ad 8 la striscia di vittorie consecutive ed incappa in una sconfitta senza troppe attenuanti a Bologna
Contro Cento finisce 80-66, una partita senza storia già da metà del primo quarto
Settimo sigillo consecutivo per una Trieste che pare essersi definitivamente liberata degli affanni della prima parte di campionato.
Dimostrazione di forza della squadra di Jamion Christian, che ad Orzinuovi esibisce un monumentale Giovanni Vildera
Articolo tratto da Tsportinthecity.it a firma Francesco Freni I numeri della Lega Sono stati pubblicati dalla LNP i dati di affluenza del pubblico alla fine del girone d’andata nelle 24 arene di A2. I numeri rimangono piccolini, peraltro proporzionati ad impianti che in molti casi sono poco più di tensostrutture, ma fanno registrare quasi ovunque decisi incrementi. Nella top five non può che eccellere il Paladozza, dove la Fortitudo gioca mediamente davanti a più di 5100 spettatori, quasi 1000 più della passata stagione complice il campionato di vertice disputato fin qui delle aquile biancoblu. Sono numeri che, tolte Milano e la Virtus, porterebbero la Effe in cima ai dati di affluenza della pallacanestro italiana in generale, ma si sa, paragonare l’ambiente felsineo a qualunque altro nel Belpaese non ha senso per appartenenza, fede a prescindere, passione e tradizione. Al secondo posto, prima fra le “umane”, si piazza Trieste, che ha potuto contare mediamente, nelle sei partite disputate in casa, su 3539 spettatori (grazie ovviamente ai due derby disputati in via Flavia), che hanno occupato il 53% dei posti disponibili al Palatrieste. Curiosamente, anche qui sono più di 1000 le presenze di incremento rispetto al girone d’andata 2022/2023, che però vedeva i biancorossi battersi in Serie A: si tratta di un incremento addirittura del 43%, dato inaspettato che ha per certi verti del clamoroso. La Pallacanestro Trieste si piazza al secondo posto anche per gli incassi, dietro ovviamente alla imprendibile Fortitudo. Tanto per inquadrare l’ordine di grandezza, dietro a Bologna e Trieste si piazzano Trapani (2.957 spettatori medi), Udine (2.947) e Rimini (2.927). Oltre quota 2.000 vanno mediamente anche Cantù (2.774), Forlì (2.634), Verona (2.172) e Cividale (2.038). Decima è Treviglio con 1.850. Il Club che riempie più posti del suo palasport è Trapani, al 98% di quelli disponibili. Seguono Fortitudo Bologna (95%), Rimini (94%), Udine (84%), Cividale (74%) e Trieste (53%). Arcieri: “è un piazzamento che ci rende orgogliosi” Visto così, sembrerebbe un ottimo risultato, celebrato anche dalle parole di Michael Arcieri: “I dati che ha diffuso oggi la LNP ci rendono orgogliosi – il commento del GM Michael Arcieri – perché non si tratta solo di numeri, si tratta di persone. Ogni tifoso è importante e contribuisce a creare questo ambiente meraviglioso che è la Pallacanestro Trieste. Siamo contenti che la squadra, le iniziative che stiamo facendo per i tifosi e il vostro entusiasmo ci permettano oggi di essere tra i migliori club d’Italia come affluenze in palazzetto. Guardando il percorso che stiamo facendo e come ci stiamo rialzando dopo l’anno scorso, il sapere di essere cresciuti così tanto rispetto allo scorso anno mi fa pensare solo a una cosa: GRAZIE! A tutte le tifose e i tifosi che ci continuano a dare fiducia e che amano i nostri colori. Continuiamo a lavorare per voi, per la squadra, per la città”. Ma è veramente un ottimo risultato? Bicchiere, dunque, mezzo pieno? Niente affatto. Trieste, lo ha dimostrato a più riprese nella sua storia, può dare molto di più. Senza voler per forza evocare l’epoca del Red Wall, con sold out a ripetizione che però vanno circoscritti nel tempo dai playoff della primavera 2017 a Trieste-Sassari del febbraio 2020, il pubblico triestino ha comunque reso il Palatrieste un ambiente notoriamente ostico in cui andare a giocare praticamente per tutta la sua storia pluridecennale per frastuono, passione, tifo. Certo, i numeri dell’era Alma hanno per un po’ elevato la città al rango di “basket city” di livello europeo, ma tutto sommato si è trattato di una bolla, cominciata a sgonfiarsi con la rivelazione del bluff quasi letale della stessa era Alma e scoppiata definitivamente agli albori della pandemia per mai più ripresentarsi se non in singole, fugaci, occasioni. I palazzetti desolatamente deserti dei due anni di Covid hanno indotto le masse, volente o nolente, a seguire il basket dai vari servizi di streaming, al riparo da rischi di contagio, instillando una comoda consuetudine difficilissima da sradicare. Ma al di là di questo periodo di esilio obbligato, è risaputo che la pallacanestro in città è una moda, e come qualsiasi altra moda è soggetta ad andamenti ciclici, esplosioni di entusiasmo in cui farsi vedere al palazzetto è un must domenicale imprescindibile (per chi le ha vissute, già solo il ricordo delle stagioni dell’Hurlingham e della Stefanel suscitano ancora sorrisi beati e sognanti), magari legati a personaggi e giocatori particolari, a cui si alternano periodi di oblio, di accantonamento, di distrazione. I 3500 spettatori medi al Palatrieste, che probabilmente scendono a meno di 3000 senza le partite con Udine e Cividale, sono l’indice preciso di uno di questi down, ben oltre i trionfalistici paragoni con la disgraziata stagione passata, una sorta di via crucis culminata giustamente con una retrocessione. Un down nel quale la pallacanestro triestina ha perso la quasi totalità degli “occasionali”, dei simpatizzanti, di quella parte di pubblico che esula dalla curva (sempre presente in casa ed in trasferta, spesso esaurita al Palatrieste) e dallo zoccolo duro che questa squadra non la abbandona mai, senza se e senza ma: i 3500 citati dalla LNP stanno tutti qua. La pallacanestro, vai a sapere perché, oggi non è più top trending a Trieste: ognuno ha la sua ricetta, in molti cercano di individuarne cause, motivazioni, giustificazioni, colpe. Non si può certo imputare molto all’attuale proprietà, subentrata in corsa 12 mesi fa rilevando una situazione sportivamente già compromessa, forse ancora recuperabile ma sicuramente molto difficile. La retrocessione, primo plausibile motivo di disaffezione dei tifosi, pur costituendo un durissimo colpo alle ambizioni di CSG, non ne ha intaccato l’intenzione di perseguire gli obiettivi del suo progetto, e già il fatto di non essersela data immediatamente a gambe garantendo la ripartenza dovrebbe costituitre motivo di gratitudine nei suoi confronti. Una disaffezione che viene da lontano Piuttosto, il disastro dello scorso maggio è la conseguenza di anni di “voio ma no poso”, di budget risicati messi assieme per miracolo, di poca capacità di guardare in alto, di celebrazione di poco memorabili piazzamenti di rincalzo, di rifiuto anche di provare a volare. Di anni, anche, di comunicazione
Quinta vittoria consecutiva e nuovo scontro diretto vinto per la squadra di coach Christian, ora solo due punti sotto la vetta