Articolo tratto da Tsportinthecity.it
(Photo credit: Pallacanestro Trieste)
Dolomiti Energia Trentino 89 – Pallacanestro Trieste 87
Dolomiti Energia Trentino: D. Stewart 2, D. Jones 12, C. Niang 2, M. Jogela 4, T. Forray 6, T. Airhienbuwa n.e., P. Aldridge 18, A. Jakimovski 12, J. Bayehe 11, O. Fall n.e., P. Hassan 4, K. Battle 18.
Coach: M. Cancellieri. Assistenti: D. Dusmet, F. Bongi.
Pallacanestro Trieste: J. Toscano-Anderson 5, L. Deangeli 11, J. Uthoff 7, M. Ruzzier 14, M. Sissoko n.e., F. Candussi 10, P. Iannuzzi n.e., M. Brown 10, J. Brooks 5, D. Moretti 5, J. Ramsey 20.
Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Arbitri: V. Grigioni, A. Valzani, A. Dionisi.
Progressivi: 20-27 / 36-52 // 66-81 / 89-87
Parziali: 20-27, 16-25, 30-29, 23-6
Non ci sono parole. La settimana cruciale inizia nel modo peggiore, con una beffa che brucia forse più delle debacle totale delle ultime uscite in trasferta, perché autoinflitta da una squadra che dopo i 30 minuti migliori della stagione torna quella di sempre, quella dei primi quarti, quella svagata e confusionaria, arrogante e deconcentrata, arruffona e distratta che aveva trasformato in un calvario questa prima metà di campionato. Dieci minuti che costano due punti pesantissimi e un conseguente, inevitabile, capitombolo in classifica, dove Trieste perde ben 5 posizioni.
Davvero difficile individuare scusanti o alibi. E’ vero, erano assenti Sissoko e Ross (peraltro, anche Trento lamentava due forfait pesanti), nel finale gli arbitri hanno preso decisioni di qualità pari al basket espresso dai biancorossi (cioè di livello meno che amatoriale), ma se sei sul +19 quando mancano poco più di dodici minuti alla fine, di fronte ad una squadra fin lì distratta in difesa ed imprecisa in attacco, imbrigliata da una difesa finalmente credibile, messa sotto anche a rimbalzo, in un palazzetto che già iniziava ad abituarsi all’idea di una pesante sconfitta casalinga, e riesci nella rara impresa di perdere di due segnando la miseria sei punti in tutto l’ultimo quarto -peraltro frutto di due bombe del tutto casuali dopo sei minuti e mezzo di black out offensivo- esibendoti in un campionario di castronerie agghiaccianti sui due lati del campo, palle perse in modo incredibilmente ingenuo, tiri sgangherati e fuori ritmo, allora andare alla ricerca di attenuanti diventa un esercizio di per sé stesso umiliante in misura ancora maggiore rispetto alla sconfitta.
La verità è che non esistono alibi, non esistono scuse, esistono solo colpevoli. Colpevoli fuori dal campo, incapaci di comprendere come arginare l’emorragia, come interrompere la marea nera che stava montando azione dopo azione, come trovare soluzioni tecniche trasmettendo al contempo coraggio ed energia ai fantasmi sul parquet. Imitando magari coach Cancellieri che con sangue freddo individua la chiave giusta (l’attacco frontale al ferro) e trasmette la scossa emotiva ai suoi uomini, ad un certo punto indemoniati.
Colpevoli in campo, giocatori (in particolare Ramsey e Toscano Anderson) che in modo arrogante si convincono che Trento sia la Trieste di Sassari e Varese, e cioè che si accontenti di veder scorrere i minuti senza reagire, senza tentare il tutto per tutto, arrendendosi ad un destino che pare ineluttabile solo a sé stessa. E così iniziano a giochicchiare, a cercare l’accademia, il passaggio spettacolare, il tiro fuori equilibrio ottenendo il duplice risultato di riportare il dato delle palle perse in media (pareva troppo bello finire sotto le 10), far crollare le percentuali al tiro e consegnare definitivamente l’inerzia ad una avversaria modesta ma in trance agonistica.
Intendiamoci: aver disputato i migliori 30 minuti iniziali della stagione -con la fattiva collaborazione di Trento, che per più di venti minuti non difende e scherza in attacco- non è una consolazione, come vorrebbe far intendere il solito inconcludente Gonzalez in sala stampa. Non lo è perché le partite durano 40 minuti e nessuno -tranne Trieste, a quanto pare- può permettersi di fallire completamente almeno un quarto in ogni singola partita: puoi esibire il miglior Deangeli in Serie A finora, puoi goderti il ritorno ad alti livelli di Candussi e, in parte, di Ruzzier. Puoi rincuorarti rivedendo un Moretti perlomeno credibile sia come playmaker che come guardia, puoi tranquillizzarti constatando come Uthoff non si sia mummificato negli ultimi due mesi ma mostri ancora parvenze di voglia di giocare. Puoi anche rallegrarti per il fatto che la squadra non subisca in modo così decisivo l’assenza contemporanea dell’asse play-pivot titolare perchè i sostituti, o i “finti sostituti”, tutto sommato, reggono il colpo. Tutto ciò non conta nulla se poi viene completamente rovinato da dieci minuti di inaccettabile pochezza cestistica, inspiegabile ed ingiustificabile atteggiamento da scampagnata domenicale che costituiscono l’unica ineluttabile costante in questa disgraziata stagione.
Ora per qualificarsi c’è ancora la chance casalinga contro Cantù con un occhio agli altri campi, ma nulla è scontato per questa squadra ormai ostaggio di sé stessa. Senza contare che l’ambiente, che fin qui aveva talvolta brontolato ma si era tutto sommato dimostrato supportivo ben oltre i meriti della squadra, dopo la beffa di Trento pare definitivamente spazientito anche in modo conclamato. Il doppio confronto di BCL in programma in settimana riveste, anche da questo punto di vista, una importanza fondamentale: non esistono più reti di sicurezza, riserve di pazienza o prove d’appello. Da adesso sbagliare è vietato, perché ogni errore costerà una stagione intera. Da dietro, infatti, arrivano tutti veloci e determinati come locomotive, vengono colte vittorie insperate ed eclatanti, Trieste è sull’orlo dell’abisso in classifica con una pericolosa inerzia che pare spingerla con entrambi i piedi all’interno di esso: ad oggi, peraltro, i biancorossi sono già dodicesimi in virtù della marea di scontri diretti persi malamente, posizione che onestamente fotografa con precisione quanto fin qui mostrato dalla squadra.
Della riserva di pazienza della società, invece, non è dato sapere nulla. GM e Presidente tacciono, solo una settimana fa Paul Matiasic -presente e pensieroso anche a Trento- aveva ringraziato il suo coaching staff che perciò pare, nonostante tutto, bello saldo su una panchina che altrove sarebbe rovente da mesi.
Tabellino completo dal sito della LBA
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