(Sean McDermott – Photo Alessandro Sutz)
Trieste e Verona 207, trio in grigio 62
Pallacanestro Trieste-Tezenis Verona 108-99: Trieste vince la seconda partita consecutiva, nonostante qualche difetto difensivo ma con il solito grandissimo carattere, con un McDermott ed un Colbey Ross determinanti ed una prestazione balistica all’altezza. Arbitri protagonisti in negativo.
Un match spettacolare nonostante il tentativo di sabotaggio
Che Trieste sia una bella città, una di quelle che valgono davvero una visita, ormai è qualcosa di risaputo. Da qui a passarci la notte per assistere ad una partita di pallacanestro iniziata alle 18:30, ecco magari risulta un po’ eccessivo. Ma con sollievo di tutti, Il match fra Trieste e Verona, di per sé stesso spettacolare, ricco di pathos, gesti tecnici, intensità, fisicità, sprazzi di elevata qualità cestistica, rimane godibile nonostante le 2 ore e dieci minuti di durata senza tempi supplementari, nonostante il tentativo di sabotaggio da parte di un trio in grigio palesemente inadeguato, incapace di interpretare episodi anche importanti nella quarta frazione di gioco rischiando perciò di influenzarne involontariamente il risultato, fortunatamente senza riuscirci pur provandoci cocciutamente fino alla fine, anche solo alla luce dei 62 falli complessivamente sanzionati. Considerando che ormai non si contano situazioni di questo genere in giro per lo Stivale, appare evidente che qualcosa nell’interpretazione delle regole, in fase di preparazione collegiale al campionato, deve essere sfuggito di mano.
Trieste, in questo momento, è però una squadra in missione, che non si lascia distrarre, né tantomeno scoraggiare, da fattori esterni. E’ una squadra che basta a sé stessa, non ha cioè bisogno di approfittare di prestazioni mediocri delle avversarie di turno per portare a casa il risultato: oggi i ragazzi di Taccetti hanno capito come sia sufficiente eseguire diligentemente il piano partita, affidarsi all’organizzazione difensiva, adottare correttivi in corsa quando necessario, mettere i propri terminali più pericolosi nelle condizioni di prendersi tiri a maggiore efficienza, distribuire responsabilità con condivisione corale del gioco, per riuscire a giocare alla pari con tutti, finanche per portare a casa i due punti quando le avversarie cominciano ad appartenere a fasce di merito un tantino più abbordabile.
Certo, dall’esserne consapevoli al riuscirci passa il risultato di un’intera stagione, e Trieste, per riuscirci, ha bisogno ogni volta di metterci tutta la concentrazione, la determinazione, la motivazione, il focus che ha in corpo, aspetti che travalicano talento, lunghezza delle rotazioni, centimetri e chilogrammi di stazza lorda del roster.
La partita contro Verona non fa eccezioni: la squadra di Ramagli arrivava al PalaTrieste con grandissima convinzione, quella derivante da tre meritate vittorie consecutive, per niente preoccupata dalla pesante assenza del lungodegente Brockington e da quella ben più pesante (ma da mettere in preventivo dati i precedenti) di CJ Massinburg, peraltro prontamente sostituito in settimana con il comunitario Milan Barbitich. La Tezenis, anzi, prepara un piano partita sorprendente ed inizialmente spiazzante, che prevede la limitazione delle conclusioni da fuori, ed anzi il sistematico tentativo di “pulire” il pitturato attirando i lunghi triestini lontano dal canestro, continuando a martellare con attacchi al ferro anche da parte dei piccoli (che in molte occasioni fungono addirittura da terminale del pick and roll) che aprono enormi falle difensive nella metà campo triestina. La squadra di Taccetti viene sorretta da una prestazione da tre punti finalmente pirotecnica e ben distribuita, con Ross, McDermott e Galloway a martellare a ripetizione per mascherare le difficoltà sotto il proprio canestro, dove inaspettatamente Lajae Jones viene portato a scuola più volte da Samuels. Ma, come detto, il coaching team è in possesso di una eccezionale capacità di lettura delle situazioni: individuata la falla, durante il riposo lungo vi pone rimedio. Pitturato blindato con continui cambi difensivi sul pick and roll, baricentro veronese allontanato dal ferro. Risultato: palle recuperate, forzature da fuori di Verona, rimbalzi difensivi quando più conta contro la seconda squadra del campionato per rimbalzi offensivi catturati, tanta transizione primaria e secondaria. Un secondo tempo nel quale Verona regge dieci minuti soprattutto grazie alle fiammate dei suoi italiani- Samuels torna umano e viene braccato da Jones, Tobey è gravato da quattro falli e si tiene ben lontano dalla “zona calda”, mentre Galloway, McDermott, Deangeli e lo stesso Ross costringono Zampini e Loro a otto metri dal ferro. Alla lunga, quando più conta, la blindatura difensiva “corretta” genera i suoi frutti. In quarta frazione arriva il break che porta il vantaggio biancorosso a tre possessi, e tali rimarranno fino al termine. Nonostante tutto, nonostante un flagrant (!!) comminato a Sean McDermott per aver involontariamente colpito Zampini al volto su una palla vagante (avversario che peraltro si accascia al suolo come un tordo dopo un colpo di carabina calibro 45), nonostante un doppio tecnico che costa ad un incolpevole Jones il quinto fallo a partita non ancora completamente decisa, nonostante i tiri liberi sbagliati dallo stesso McDermott, da Ross, Ruzzier, Deangeli e Brajkovic, Verona viene messa in un angolo, costretta a prendersi conclusioni fuori equilibrio o affidate ad un Tobey che, alla luce della meccanica piuttosto rivedibile, viene giustamente “battezzato” da tre dai difensori triestini. Il resto lo fa la sapiente gestione del cronometro da parte di tutti, ma in particolare di un Colbey Ross definitivamente padrone delle chiavi di questa squadra.
Le responsabilità condivise tolgono punti di riferimento a Verona
Trieste dimostra anche di essere in grado di trovare ogni volta protagonisti diversi, specie quando i go-to man designati incappano in momenti di défaillance. Anche questo particolare deriva dalla sorprendente chimica di squadra già maturata dopo neanche un mese di conoscienza reciproca, dalla distribuzione delle gerarchie, dalla gestione misuratissima delle rotazioni. Lajae Jones è in difficoltà nel contenere Samuels in difesa ed è un po’ più “timido” del solito in attacco? Esplode (finalmente) Sean McDermott, che a parte le percentuali al tiro -un irreale 80% sia da due che da tre con dieci conclusioni complessive e 23 punti in 33 minuti- dimostra anche lui il sacro fuoco dell’uomo in missione: autoritario e coraggioso in attacco, privo di timori nel gettarsi a pesce sulle palle vacanti nonostante la memoria del rischio letale corso non più di quindici giorni prima in situazioni simili, decisivo a rimbalzo ed in difesa nelle concitate fasi conclusive.
Chi invece non ha bisogno di “sostituti” è un Colbey Ross in formato MVP: costante nel rendimento, letale sia da fuori che da sotto, i 27 punti segnati con 16 tiri dal campo ed 11 tiri liberi non raccontano di come e con che efficacia abbia gestito ritmi e messo i compagni nelle condizioni di prendersi comode conclusioni: 7 assist ed una conduzione priva di sbavature, che gli frutta un clamoroso 37 di valutazione. E’ sempre più evidente che “el Chino” aveva solo bisogno di essere rimesso nelle condizioni più umane che tecniche di tornare ad essere quello che è sempre stato: un lusso per qualunque allenatore lo abbia a disposizione.
Mai come in questa partita, però, parlare di singoli ha davvero poco senso. E’ incontrovertibile come il bottino di punti accumulato da Ross e McDermott, che costituisce più di metà dei punti complessivamente realizzati dalla squadra, sia risultato determinante per la vittoria. Ma, per contro, Taccetti porta in doppia cifra ben 5 degli 8 uomini impiegati, con il solo Paiano senza canestri nei soli 3 minuti in campo. E’ il segno di come le responsabilità siano equamente distribuite, di come, in momenti diversi ma ugualmente importanti, siano Deangeli o Galloway, Ruzzier o Candussi a trovare il guizzo, la giocata, il rimbalzo, l’”and one” che ti fa riprendere l’inerzia, la tripla taglia gambe, la pressione feroce in difesa per due o tre azioni consecutive. In ultima analisi, a togliere punti di riferimento precisi ad avversari che, alla fine, vedono svanire l’efficacia di un piano partita ben congegnato ma troppo concentrato su situazioni o uomini che lo rendono più azzardo che certezza. E che, di conseguenza, vedono crescere frustrazione e forzature che, infine, costano due punti.
Quattro squadre alle spalle, con uno sguardo al piano di sopra
Trieste allunga così a due la striscia vincente, portando al 40% il proprio record di vittorie e mettendosi alle spalle un bel gruppetto di squadre, fra cui qualche sorpresa decisamente negativa di questo avvio di stagione. E’ una vittoria che porta fiducia e serenità in vista di un tris di partite piuttosto intrigante: la trasferta sul campo della capolista imbattuta, la sfida casalinga con Cre…ehm…BC Roma, e la visita agli ex Ramsey e Brown. Ci sono innumerevoli piccoli particolari su cui lavorare, specie, ma non solo, in difesa (sono 16 i rimbalzi concessi sotto il proprio ferro, le palle perse, per la prima volta, vanno in doppia cifra, e sono ben 14 su 40 i tiri liberi sbagliati, numero che in condizioni normali costerebbe abbondantemente una partita). Conoscendo ormai la faccia tosta ed il mindset di Taccetti ed i suoi, c’è da giurare che ognuno di questi impegni verrà preparato con l’incrollabile convinzione di potersi portare a casa i due punti. Come dire, ormai: limit is the sky.
