Nessuna distrazione: Trieste si impone d’autorità a Pistoia
La Pallacanestro Trieste non fa sconti e risolve la questione Pistoia in poco più di un quarto
La Pallacanestro Trieste non fa sconti e risolve la questione Pistoia in poco più di un quarto
Trieste, ancora incompleta, reagisce d’orgoglio e vince una intensa battaglia contro una Virtus in difficoltà
Trieste viene letteralmente spazzata via da una prestazione irreale della formazione di Repesa, capace di sbriciolare numerosi record
(foto di copertina di Fabio Angioletti) Articolo tratto da Tsportinthecity.it a firma Francesco Freni Nessuna crisi di rigetto, nessun contraccolpo dopo la reazione emotiva agli infortuni ed alle continue difficoltà che si era tradotta nella straordinaria vittoria su Treviso. Nella giornata nella quale l’intera comunità, con la squadra in prima fila, si stringe attorno ai familiari della spettatrice deceduta in seguito ad un malore accusato in palazzetto giusto una settimana prima, presenti in prima fila al PalaTrieste, la squadra biancorossa è ancora priva di 2/5 di quintetto base (nonostante l’apparizione a referto di Denzel Valentine, poi rimasta solo sulla carta, avesse illuso più di qualcuno per qualche minuto) ma decisamente non si nota affatto. La capacità di questa squadra, morale ancora prima che tecnica, di ricompattarsi trovando partita dopo partita nuovi equilibri, nuove gerarchie e distribuzione meticolosa delle responsabilità, probabilmente non ha eguali in tutta la Serie A di quest’anno. Mancano due solisti finalizzatori che attirano su di loro le attenzioni di ogni difesa avversaria creando autostrade per i compagni? Ok, giochiamo di squadra, non lasciamo prevedere chi metteremo in ritmo, chi libereremo sul perimetro, chi cercheremo spalle a canestro, chi isoleremo per l’uno contro uno. Abbiamo la necessità di ricreare la produzione di punti, una trentina se va bene, che solitamente fatturano Valentine e Ross? Beh, nel gioco della pallacanestro lo scopo è quello di segnare almeno un punto più dell’avversario, e dunque è sufficiente elevare a dismisura la pressione difensiva, l’organizzazione nel back court fatta di continui aiuti, di raddoppi sistematici, di attenzione ad evitare il pick and roll, di show dei lunghi che escono sulla linea da tre punti ad impedire a Mashuni e Gray di ricevere palla in ritmo e piedi a terra. E poi, di capacità di comprendere ed anticipare il pensiero dell’avversario, ed in ultima analisi di una ferocia agonistica che induce a difendere mani addosso costantemente sul filo del fallo per fare in modo che una squadra che solitamente realizza 84 punti a partita si fermi a 73, compiendo così tre quarti dell’opera. Anche perchè, dall’altra parte del campo, una Givova la cui lunghezza e determinazione forse erano state sopravvalutate alla vigilia, non è in grado di fare altrettanto (tranne nei fugaci minuti iniziali del primo quarto), dimostrando di soffrire tantissimo la distribuzione chirurgica e la varietà delle soluzioni offensive biancorosse. Del resto il direttore d’orchestra, unico rimasto in dotazione a Jamion Christian ma su livelli di rendimento che dieci anni fa gli avrebbero garantito il quintetto base in azzurro anche agli Europei, nei 34 minuti trascorsi sul parquet è letteralmente il classico bignamino “Playmaker for dummies”: Michele Ruzzier, a 32 anni, fa sembrare semplice ogni soluzione, gestisce i ritmi con il metronomo installato nel cervello, trova i compagni fiutandone il momento e la convinzione più che il posizionamento (Jayce Johnson e Francesco Candussi, fra gli altri, ne beneficiano a turno), si ricorda che ok, va bene far segnare poco gli avversari, ma bisognerà pur metterla dentro all’altra estremità del campo, e quindi si mette sempre più spesso in proprio, tornando ad essere anche il realizzatore che si era scoperto essere durante la cavalcata vincente della passata stagione. Ma, stavolta, non più contro mediocri mestieranti o ragazzini di A2, bensì contro esterni americani e ragazzi nel giro della nazionale. La sua tripla a fil di sirena nel terzo quarto (lo aveva già fatto da posizione impossibile contro Treviso a fine primo tempo, e dunque non è certo un caso) è probabilmente l’azione che piazza la mazzata definitiva sul morale della squadra campana. Nell’ennesima serata senza go-to-men designati, un bottino di punti consistente ed un tabellino popolato da statistiche in doppia cifra sarebbe stata l’aspettativa logica per la prestazione di Markel Brown: se, però, il leader atteso si ferma a cinque punti e si vince comunque di tredici, significa che la squadra è ormai in grado di mettere in atto in corso d’opera scelte tecniche alternative che non necessariamente sono le stesse nell’arco dei 40 minuti. Quando Trieste finisce sotto di dieci nel secondo quarto, è un quintetto privo di entrambe torri a permettere il 12-1 che le ridona la conduzione delle operazioni: la versione small ball con Jeff Brooks, Jarrod Uthoff e Sean McDermott coadiuvati a tratti da un Justin Reyes sempre reattivo ma un po’ più confusionario del solito, è devastante in difesa e letale in transizione, ed è la chiave della la riscossa che instilla il primo tarlo nella testa di avversari che si erano inizialmente illusi di poter giocare perlomeno una gara punto a punto provando magari a buttarla in bagarre. Gli esterni triestini mostrano una pulizia tecnica top level, che giocatori che basano sull’istintività condita da un po’ di talento le loro prestazioni come Gray e Mixhuni non sono nemmeno lontanamente in grado di eguagliare. Oltre a ciò, Trieste mostra estrema dedizione nella difesa “a metà campo”, quella che le permette di impedire facili contropiede (che in un paio di volte si sono conclusi con una stoppata da parte del difensore triestino rientrato ad impedire canestri praticamente già fatti). Ed inoltre, la cattiveria di Sean McDermott nell’impedire ad Andrea Cinciarini nell’esibirsi nella specialità della casa, l’assist per il compagno meglio posizionato, innervosisce il playmaker titolare di Ramondino, tagliando alla squadra la quasi totalità dei rifornimenti. E’, anche, la fase nella quale il pubblico fiuta il momento e comprende che diventa indispensabile veicolare tutta l’energia di cui è dotato sul parquet. La squadra la assorbe, ne viene quasi sollevata e sospinta, le energie mentali vengano metabolizzate in energia fisica, gli avversari ne vengono annichiliti. Compiuto il capolavoro del rientro-lampo dallo svantaggio in doppia cifra ben prima di andare negli spogliatoi, il terzo quarto torna ad essere terreno di caccia per i lunghi: da un lato Pinkins e Jovanovic non riescono letteralmente mai ad avvicinarsi al ferro, e quando lo fanno vengono brutalizzati anche dai piccoli, dall’altro lato prima Johnson e poi Candussi infilano una striscia stordente (il primo da sotto, dove è sempre più dominante dal punto di vista fisico, il
La Pallacanestro Trieste metabolizza senza sforzo apparente l’assenza di due quinti del quintetto base e travolge Treviso nel derby
Sfuma il sogno Coppa Italia per una Pallacanestro Trieste che esce dalla competizione a testa altissima provandoci fino all’ultimo secondo
Il cuore, la determinazione, il carattere permettono a Trieste di approfittare degli errori di Trapani e conquistare una vittoria clamorosa
Al termine di una partita emozionante ed intensa, Trieste manda sul ferro il tiro del possibile overtime
Con il ritorno del vero Reyes, Trieste è per la prima volta “veramente” al completo alla 18a partita, e gioca il basket immaginato da Arcieri e Christian in estate
Trieste viene condannata negli ultimi minuti dalla second unit di Milano, che si rivela più lunga e più concentrata nei momenti decisivi